Varsovie: L'heure et la trajectoire

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Un colpo di fulmine, questo, in sintesi, quello che ho avuto per quest’album e questo gruppo, che io amo descrivere dicendo che ha “la rabbia del punk e la disperazione della new wave”.
Agli esordi la musica che oggi è definita con infinite declinazioni e sottogeneri, veniva semplicemente chiamata post punk… I fratelli minori del punk, che avevano intuito la profetica verità del “No Future” e contaminavano la rabbia con toni cupi, angosciati…. cercando di esprimere in suoni il disagio di vivere in un mondo a cui non si sente di appartenere, la frenesia di una fuga da valori, da stili di vita in cui non ci si riconosce…. i moti d’animo di un’alienazione alla quale non si riesce a rassegnarsi, ma dalla quale non si riesce a trovare una via di uscita, se non forse riunirsi a suonare ed ascoltare musica con amici che condividono gli stessi pensieri, scambiarsi consigli di letture in cui ci si può rispecchiare….
Il più illustre gruppo nato come punk e che è poi evoluto in sonorità oscure sono certamente stati i Warsaw… Varsovie, in francese, e Arnault Destal, strumentista ed autore dei testi, mi ha confermato che le due referenze per la scelta del nome del gruppo, erano state proprio il primo nome del gruppo che sarebbe poi diventato la leggenda Joy Division, e la rivolta di Varsavia nel 1944, a cui era ispirata la prima canzone da loro composta…. e anche questo mi ha fatto venire in mente Ian Curtis che, all’inizio di “At a later date” urlava “You all forget Rudolf Hess”… D’altronde, la sensibilità verso il destino del genere umano… le riflessioni sul mondo che ci circonda, non possono che soffermarsi sui momenti in cui la tragedia era all’apice…
I testi poetici di Arnault sono intimisti, con uno sguardo più verso l’universo interiore, il privato, che verso i destini di un mondo che si è consapevoli di non poter cambiare. Non dimenticano gli omaggi ai grandi Maestri della letteratura, come il poeta russo Eisenin, che ha scritto con il sangue la sua ultima poesia, “Il congedo” (in “Leningrad”, un pezzo del loro precedente album Etat Civil).
Testi che a volte parlano di sentimenti tormentati, come il piccolo capolavoro “Jusqu’au jour” di cui voglio citare “fino al giorno in cui diventerò saggio, fino al giorno in cui sparerai per prima” o di un amore che sembra quasi un rifugio salvifico, come in “L’Eclaircie”.
Personalmente sono felice di trovare ancora dei gruppi e dei songwriters che hanno tra i loro riferimenti maestri della poesia e della letteratura esistenzialista, e non solo autori gotici più o meno di maniera.
La musica che accompagna questi testi, in tutti i brani, è veloce, ritmata, con chitarre taglienti, il basso che sembra scandire il battito di un cuore impegnato fino allo stremo in una corsa frenetica.
Un’energia, un nervosismo che possono ricordare, più come atmosfera che come musica i Red Lorry Yellow Lorry, o i primissimi pezzi, ancora carichi di rabbia dei Joy Division.
In questo si inserisce magnificamente la voce carica di pathos, di angoscia di Grégory Cathérina, che merita un ulteriore plauso per la capacità di introspezione ed interpretazione, se si pensa che i testi non sono scritti da lui. Questa immedesimazione fa pensare ad una grande intimità e vicinanza tra lui e Arnault, una sintonia capace di produrre dei capolavori, che non lasciano indifferenti, ma arrivano al cuore, al nostro lato ricettivo ed emozionale.
Un lavoro che per intensità ed immediatezza potrebbe stare a testa alta a fianco delle opere dei grandi gruppi che ho citato precedentemente, perché in fondo non è né un merito né un demerito essere nati o arrivati prima o dopo, se ci si riconosce nello spirito, negli ideali, nei riferimenti culturali di chi ha fondato la corrente musicale a cui ci si riferisce; qualcuno che si ricorda che gli autori citati negli anni ’80 erano Artaud e Ballard ad esempio, e non Bram Stoker.
Le riflessioni sulla scena degli anni ’80 scritte all’inizio di questa recensione erano infatti il frutto dell’entusiasmo per aver trovato un gruppo che le incarna e le porta avanti con la stessa passione e la stessa determinazione di allora.
Tra i brani, tutti ottimi, tutti capaci di penetrare nel profondo, vorrei citare, oltre ai due già indicati, “Détruire Carthage”, uno di quelli in cui è più evidente il riferimento al punk, con il suo crescendo sincopato, la title track “L’heure et la trajectioire”, con un’atmosfera che la fa sembrare una versione accelerata di “24 hours” e la tagliente, tormentata “Lutte avec l’ange”.
Per rendere giustizia ai pezzi non citati, voglio aggiungere che è un’opera che scorre dall’inizio alla fine, senza un pezzo che faccia venire voglia di andare oltre….anzi, è musica che coinvolge, e che personalmente quasi non riesco a smettere di ascoltare, coinvolgente, carica di energia ed emozioni.

Per informazioni: https://www.facebook.com/varsovie.propaganda
Web: https://varsovie.bandcamp.com/
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