Aeon Sable: Visionaers

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In attività dal 2010, gli Aeon Sable, progetto di Essen fondato da Din-Tah Aeon e Nino Sable sono diventati, nel corso degli anni, un riferimento per la scena gothic europea. Influenzati dall’esoterismo e dalla magia, i due sanno creare atmosfere gradevolmente ‘gotiche’ ispirate alla tradizione del genere, che però sanno ravvivare con una passione ed un’intensità che li distinguono dalla massa. Così, confortati dal successo delle loro esibizioni dal vivo – dove, per forza di cose, sono coadiuvati da altri musicisti – i due sono giunti con Visionaers, uscito qualche mese fa, al loro quarto album. Lo stile è quello per i quali i nostri sono già noti: gothic rock non pretenzioso e di piacevole ascolto, con chitarra e basso in significativo rilievo, e non privo di passaggi di una certa potenza. Si prenda ad esempio l’opener “…Dawn of An Era” con il suo esordio pesantissimo e teso: dall’irruzione della batteria in poi si apre uno scenario talmente oscuro da prefigurare la visione di un sabba, favorita anche da una parte vocale così sinistra da far rabbrividire; alla fine misteriosi accenti femminili sembrano pronunciare parole in giapponese e l’effetto generale è davvero notevole. “Visions” accelera ed è subito hit ballabile ma assai gradevole: un’ottima chitarra goth che non ci si stancherebbe di ascoltare e molto pathos nella voce di Nino. “Quaalude Tango” recupera la dimensione più dark ed inquietante con una maggiore presenza elettronica mentre “Transmigration (Stormed)” è un brano lento e dall’impronta triste, ben dominato dal canto pregevole e definito da un brillante arrangiamento elettronico, ma non manca un breve, struggente assolo di chitarra. Classico gothic di buona fattura è la sostanza di “Star Casualities” in cui brillano i ricami freddi della tastiera e poi c’è “Black Swan” dove emergono invece nostalgiche note di chitarra ed i toni accorati e appassionati del canto. In chiusura la lunga “A Serpente e o Andarilho” apre uno scenario a dir poco sconsolato, popolato da tristi quanto corposi accordi di chitarra e funebri cori di voci femminili: chi avrebbe detto, poi, che un testo in portoghese potesse rendere tanto? Il clima si ‘rinnova’ dopo alcuni minuti: una pausa introduce morbidi arpeggi ed un canto sussurrato per giungere ad una tale dovizia di romantiche emozioni da indurre al languore. Visionaers si rivela così un disco che i fan del goth solido e di qualità non potranno non amare.

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