Into The Mist: Graveyard of stars

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Una volta tanto inizio dal fondo. “Home is where the heart is”, da “What does anything mean? Basically”. 1985, The Chameleons (UK). Gruppo che all’epoca sopra tutto in Italia pochi filavano. Ma autore di belle canzoni (e gli ItM solleticano l’ascoltatore lasciando una scia di molliche, citando “Paradiso” ed “Intrigue in Tangiers”!). Influenti se vengono citati tutt’oggi, anche se pochi, forse, si sono accorti che sono”risorti”. Omaggio deferente, una cover che è più di un indizio, e che può offrire una interessante chiave di lettura di “Graveyard of stars”. A tutti prima o poi spetta l’abbraccio della tomba… Resta la matrice sisteriana (“All you did will be dust”), e ci mancherebbe, mi piacciono proprio per questo, ma non siamo al plagio perpetrato da Artaud Seth. Non hanno lasciato che il Tempo scorresse invano, ancor “caldo” è il loro esordio omonimo, ma le briglie vanno sciolte, se la creatività è ben nutrita. E così ancora dieci canzoni, nel solco profondo del goth ortodosso, ma al rito si assiste con occhio attento alle nuances. Bella la voce del celebrante MassAnder, gli intrecci tra SaintAngel e LilAngel odorano di quell’aroma ch’esala la veste di broccato tratta dalla cassapanca intarsiata della vecchia zia, ove fu messa a giacere chissà quanti anni fa, fra sacchetti di seta empiti di ignote fragranze. Eppoi ci si stringe nel paltò e si esce a mirar le stelle, ché il firmamento è terso. Poco importa se la strada è già stata percorsa così tante volte che il panorama non riserva sorprese, se non al più curioso, od al sognatore. Ecco, la dimensione onirica, tutto è sfumato, avvolto in una nebbia che rende incerti i contorni, e che confonde la realtà. Ci si desta con il dubbio, se mai quello che s’è intravisto sia poi realmente accaduto, e quel sacello incrostato di musco esista davvero, da qualche parte. In vano ricercheremo la verità, lo scorrere del Tempo, inesorabile, renderà ancor più vaghi tali contorni. “Where the time ends”, magnifica ed enigmatica, scivola verso la fine. Verso l’Ignoto, verso la Polvere che tutto ricoprirà, come un manto leggero. Il picchiettare della drum-machine, il basso che sonda l’Abisso, la chitarra che ci spinge lontano,una voce che ci chiama. E’ il nostro turno, compiamo questo passo senza volgere lo sguardo alle spalle. “Graveyard of stars” è gothic rock, ancora e per sempre. “Nostalgia”, cantavano proprio The Chameleons…
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