Orations: Orations

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Gli Orations, fresca band di Buffalo (USA) emersa da non molto nell’universo post-punk, hanno licenziato l’omonimo EP l’anno scorso negli Stati Uniti. In questi giorni la SwissDarkNights ha pubblicato la versione del disco per l’Europa; la circostanza ci ha fornito lo spunto per parlare di questo progetto americano che, ignorato a suo tempo, appare in verità molto promettente. Jason Draper, Paul Morin,Steve Sojka e Jess Collins non nascondono di essere ammiratori di Joy Division e Cure, che assai hanno contribuito – come ammesso da loro nelle interviste – alla loro formazione musicale. Ma se sono ben riconoscibili le loro ispirazioni di fondo, i quattro sono comunque riusciti a tirare fuori una vena malinconica ma non opprimente ed aliena da estremismi, delineando paesaggi ricchi di ombre ma non grevi, per altro con l’ingrediente vincente di una parte vocale pregevole: il tutto fa di questo piccolo lavoro un ascolto interessante e assolutamente godibile. La prima traccia, “Anhedonic Moan”, è già una delle più notevoli: la chitarra diffonde brividi distorti, il basso cupo sostiene il ritmo intenso e Jess alla voce fa si comporta in modo irreprensibile, riuscendo decisamente ad emozionare. Subito dopo, straordinario basso in “The Lady Vanishes”, brano che omaggia efficacemente la classica wave mentre il canto sfoggia belle e suggestive sfumature. “Early Spring” si avvicina al sound ‘britannico’ di stampo Smiths ma è l’incisiva chitarra wave di “Deviation” che noi preferiamo: lo scenario oscuro e ‘goth’, il colore ‘sanguigno’ dato dalla voce risultano assai più coinvolgenti. In chiusura poi la deliziosa “Father’s Eyes” accelera e va oltre: atmosfera dark, una spruzzata di punk ed una strizzatina d’occhio a Siouxsie and the Banshees, ma con un tocco di modernità sbarazzina che ravviva il tutto e lascia molto ben sperare per gli sviluppi futuri.

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