Youth Code: An Overture

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An Overture è una compilation apparsa qualche mese fa, che raccoglie parte della produzione, ad oggi, del progetto Youth Code, duo di Los Angeles in attività da circa tre anni. Ryan George proviene dal punk e, poichè Sara Taylor giungeva dall’heavy metal, dalla loro unione non poteva che derivare musica ad alto tasso di rumore ed adrenalina. Che i due, poi, si siano orientati verso l’industrial è stata probabilmente una sorpresa, ma non è una sorpresa che le loro sonorità si stacchino in qualche modo dalla tradizione ed abbiano degli aspetti che le rendono abbastanza sui generis: i miracoli della contaminazione… An Overture contiene dunque i quattri brani nuovi dell’EP A Place to Stand pubblicato circa un mese prima della sua uscita, i dieci del primo album Youth Code e i due del singolo Keep Falling Apart: quanto occorre per farsi un’idea della carica dirompente dei nostri e della rabbia distruttiva di alcuni passi dei loro lavori. Le prime quattro tracce sono quelle del citato EP. “Consuming Guilt” propone beats martellanti fra svariati clangori e parte vocale a cura di Sara totalmente abrasiva: detto così sembra la solita ‘zuppa’, invece è assolutamente da sentire. Seguono “To Burn Your World”, praticamente diabolica e “For I Am Cursed” che, sia pure con l’elemento ‘sintetico’ ben distinguibile, è un inno alla disarmonia. “A Litany (A Place to Stand)” presenta una lunga ‘tirata’ a contenuto politico a mo’ di comizio su una base minima ma ‘ribollente’. I successivi dieci brani, come si diceva, sono quelli del debut album. “Let The Sky Burn” sa ben illustrare l’idea dell’industrial dei nostri: un incubo metropolitano fatto di elettronica grezza, samples, ‘rumorismo’ metallico e canto corrosivo. Da segnalare, poi, “Carried Mask” incursione nell’industrial ‘classico’, “What Is The Answer” in cui, attraverso le abituali nebbie apocalittiche,  emerge un insospettato elemento melodico e “No Animal Escapes”, in cui il martellamento nevrotico allude a paesaggi di un mondo mostruoso ed infestato dai veleni. Concludono la compilation “Tiger’s Remorse” e “Keep Falling Apart”: nella prima, sullo sfondo un po’ isterico di un ritmo metallico senza tregua, spicca il canto quasi ‘ferino’ che strappa letteralmente l’applauso mentre la seconda fa affiorare qua e là quella ‘parvenza’ di melodia che già abbiamo riscontrato altrove e concede all’ascoltatore un filo di speranza. Forse.

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