Aa. Vv.: For the Bats vol. II

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Secondo volume di queste compilation ambientaliste che raccoglie il contributo di venticinque gruppi, da ogni parte del globo. Il primo pezzo è l’“Overture” degli americani Tenderlash, un evocativo brano elettronico, aperto e chiuso dalla registrazione del verso dei pipistrelli. Segue “Tears” dei britannici In Isolation, un buon pezzo, piuttosto atmosferico, dalle tipiche sonorità del nuovo gotico inglese. “Broken Glass” degli americani Peeling Tears è una ballata venata di malinconia, a cavallo tra rock e dark. I greci New Zero God, con “Dead inside” propongono un grande pezzo, carico di suggestioni spettrali e tensione quasi palpabile: ricordano i migliori Fields of the Nephilim e sono davvero una grande scoperta. Segue la nuova formazione dei The Danse Society, storico gruppo inglese che non ha davvero bisogno di presentazioni, con “Belief”, un pezzo in cui si fondono le loro indimenticabili sonorità rarefatte con una ritmica più goth; gli americani The Daughters of Bristol contribuiscono con “Colour up” un pezzo lento, che strizza l’occhio ai momenti più introspettivi di Rozz Williams. È quindi il turno dei nostri veterani Vidi Aquam con “New Religion”, un pezzo oscuro, tormentato ed ipnotico. I Sound Like winter arrivano poi dall’Australia: il loro ottimo pezzo “Sanity is calling” è nello stile dei loro connazionali più illustri, gli Ikon, una via di mezzo tra new wave e un gotico con tonalità introspettive ed emotive. Si ritorna in Inghilterra con i Pretentious, moi, con “The Garden (Alaric)”, di tipica scuola “husseiniana” ma coinvolgente, che rimane in testa con il suo ritmo accattivante, stimola la voglia di ballare, di fare il coro e di riascoltarlo più e più volte. Gli (((S))) arrivano dalla Danimarca e “Perfectly Imperfect” è un pezzo goth rock caratterizzato dal doppio canto maschile-femminile. Ancora Gran Bretagna con i Dance Naked , che hanno il pregio di cercare una propria strada più originale rispetto alla scuola inglese: “Bronze Contempt”, la track che propongono, ha rimiche e corali alla Virgin Prunes, nonché tastiere con una venatura più lenta, intima che ricorda la new wave. I Cliff and Ivy arrivano dall’Alaska (prova che la nostra musica è ormai diffusa in tutte le latitudini del globo) e propongono “In Your Hands” (Old World Mix), un brano suggestivo, caratterizzato da una voce femminile che recita su un tappeto sonoro oscuro: un racconto coinvolgente e pieno di Pathos che verso la fine si trasforma in un canto dalle sfumature spettrali. Ancora dagli U.S.A. arrivano gli Hyena Motorcade, con “All Alone (John Ashton Remix)”, una ballata rock con venature malinconiche. I britannici My Pierrot Dolls sono presenti con “The Toy” (2014 Version) un interessante pezzo elettronico, con atmosfere claustrofobiche e tormentate. Ancora l’Italia con gli Spiritual bats, storica band laziale, con “Of Breath and Veils (Battlefield)”, un pezzo oscuramente atmosferico, pieno di sonorità graffianti e tormentate, sulle quali risalta la grande voce di Rosetta Garrì. Si prosegue con gli americani Delphine Coma con “Moth meet flame”, che coniugano ritmiche che strizzano l’occhio all’EBM con suoni di chitarra graffianti ed una suggestiva voce, impostata in stile “curtisiano”, filtrata da echi che la rendono remota e carica di mistero, di segreti che non riescono a svelarsi. Dalla Francia partecipano i L’ordre d’Héloïse, un gruppo di cui rivendico con orgoglio la paternità della prima di numerose ed entusiastiche recensioni, con “Mélancolie” un pezzo in cui confermano ancora una volta il loro stile, così radicato nella tradizione cold wave francese, negli anni ’80, un malinconico salto nel tempo…. quale titolo migliore? Seguono gli americani Exit con “A Fractured Gesture” un brano dall’anima dark ambient che verso la fine evolve in sonorità più rock. Dall’Austria i Koma Koma presentano “Dark Water Lung”, un brano atmosferico con sonorità oscure, spettrali. Si torna in America con i Kommunity FK, la band storica di Patrik Mata, che propone “Doll Ov Thee Undead (Kitty Lectro Remix)” ottimo pezzo della tradizione death goth americana: chitarre graffianti, sintetizzatori che evocano presenze che provocano brividi oscuri e un cantato lento e tormentato. Il viaggio sonoro prosegue verso la Germania, da cui arrivano i Kalt, con la loro “The Father”, un bel pezzo rabbioso e ritmato da una batteria elettronica che ricorda i Red Lorry Yellow Lorry: il cantato è più nello stile tedesco, ma il risultato è comunque accattivante nel complesso. Gli Emerson Dracon arrivano dall’Argentina, e il loro pezzo, “Sanctum Poterentur” ha sonorità che si avvicinano al primo dark americano, ma caratterizzate da un uso suggestivo e personale delle tastiere, che aggiungono un tocco sinfonico al pezzo, e dalla tormentata voce che canta in spagnolo. Ancora dalla Grecia, una scena qui ancora poco conosciuta ma estremamente valida, di cui presto saprete molto di più, arrivano i Remain in light con “Salvation”, un pezzo nella migliore tradizione goth: il giusto ritmo, voce con il giusto equilibrio tra canto e nuances oscure, arrangiamenti perfetti: classe. L’ultimo gruppo che arriva dall’Inghilterra sono i Black Roses, Poetry & Death con “Absinthe”, un altro anthem che rispetta con maestria tutti i canoni del goth: con il suo ritmo accattivante rimane in mente e si fa riascoltare con piacere. Gli americani Her Vanished Grace chiudono la compilation con “See The Moon”, un pezzo dark melodico, caratterizzato dai duetti tra voce maschile e femminile.
Per concludere, la definirei una compilation selezionata da persone che hanno gusto, un’occasione per aiutare questi animaletti così spesso osteggiati e un’ottima chance per scoprire molti gruppi nuovi: le compilation erano una bella ed utile tradizione che ultimamente, purtroppo, diventa sempre più rara, salvo pochi, esemplari casi.

Per informazioni: https://www.facebook.com/forthebats
Web: https://forthebats.bandcamp.com/album/for-the-bats-volume-ii
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