Desperate Journalist: Desperate Journalist

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Primo album per un quartetto londinese che cerca di farsi strada senza lasciarsi inglobare nel gioco dei paragoni con il passato. Jo Bevan, Simon Drowner, Rob Hardy e Caz Hellbent, ovvero i Desperate Journalist, sono apparsi un paio di anni fa: il fatto che il moniker derivi da un brano dei Cure fra i meno conosciuti non deve far pensare all’ennesimo gruppetto di imitatori. Fra le influenze dei nostri si possono enumerare diversi riferimenti della tradizione wave, dai Cure agli Smiths, ma la loro presenza non è mai ingombrante e, soprattutto, è innegabile la loro capacità di calamitare l’interesse sulle loro ‘fresche’ potenzialità; un po’ come è capitato alle Savages, alle quali non a caso vengono spesso abbinati, nonostante le palesi differenze di stile. Desperate Journalist contiene undici brani eterogenei, dei quali è stato osservato che hanno titoli formati da un’unica parola; tutti sono caratterizzati dalla voce particolare di Jo Bevan che domina sia i contesti melodici che quelli più ‘tirati’. Apre “Control”, uscito anche come singolo, con un tripudio di chitarra e la suggestiva ed accattivante parte vocale. Subito dopo in “O” le potenzialità dell’ugola della Bevan si manifestano con chiarezza ancora maggiore, per la varietà di sfumature ‘emotive’ ben messe in evidenza dagli spunti ‘gotici’ dell’arrangiamento. “Cristina” è uno degli episodi più ricchi e belli: dalla chitarra sprizzano scintille e il pathos del canto è davvero notevole; “Hesitate” inclina a sonorità di ampiezza assai maggiore e la voce è improntata a tonalità più libere ed ariose. Da qui in poi, lo stile sembra ripiegare su un sound più malinconico e meditativo ed infatti lo si nota in “Remainder” che richiama un po’ gli Smiths e in “Distance” che sfoggia un basso tipicamente cupo, mentre la malinconia evolve in una desolazione temperata dalla dolcezza del canto. Delle rimanenti, menzioniamo la gradevole “Eulogy”, ancora di scuola ‘Smiths’, la strepitosa chitarra di “Heartbeats” e la conclusiva “Cement” dalle sonorità oniriche e nostalgiche, decisamente un’altra delle perle dell’album. Da quanto finora esposto, appare chiaro che dei Desperate Journalist sentiremo ancora parlare.

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