Go Flamingo!: Flashover

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Ricevo un pacchetto dall’attiva Black Fading/FoH, lo apro e… I Go Flamingo! E qui ci vorrebbe il doppio punto esclamativo. No, stavolta non vi tedio con ricordi, afflati nostalgici… La new-wave è ormai radicata nelle play delle emittenti che più si ascoltano, Editors, Interpol e tutta la schiera di nipotastri dei Joy Division/New Order hanno messo a ferro e fuoco le charts mondiali, anche se negli ultimi anni il fenomeno pare essersi inaridito. Ma i Go Flamingo! questa musica la suonavano trent’anni e più fa, mica l’hanno scoperta ascoltando i dischi dei fratelli maggiori (o dei genitori, degli zii…). Si esibirono pure dalle mie parti (forse più di una volta), ma all’epoca me ne stavo rintanato in casa, per lo più. E chi l’avrebbe mai detto, che nel 2015 sarebbero rientrati sulle scene (che in realtà di fatto non hanno mai abbandonato)? Allora, come suona questo loro Flashover? Che è il loro primo ellepi, Santo Cielo!, risalendo il mini di sei tracce omonimo al 1986, ed avendo prima di allora partecipato con tre motivi alla compila “A white chance” dell’anno precedente (etichetta White Studio Recording). Pare che Federico Guglielmi stia assemblando una antologia dei loro primi anni, staremo in campana, per ora godiamoci i nove brani di Flashover e non pensiamo ad altro (nemmeno ad un ipotetico viaggio a ritroso nel tempo). Bravi intanto ad essersi limitati all’essenziale, come se trattasi di un vinile, pochi fronzoli e materiale di qualità, che senso ha riempire spazi con ritagli e ricuperi? Se poi la voce di Bruno Vaccari suona monocorde e i temi si ripetono, ragazzi miei, questo è il post-punk, mica servono abbellimenti! Mi ha subito colpito “The highlands (in memory of Stuart Adamson)”, evidente dedica al chitarrista dei Big Country ( e prima dei The Skids), come i suoi colleghi un inglese prestato alla Scozia, la quale non può non evocare il combo che rese famoso lo sfortunato Stuart, e che contiene semi di quel peculiare sound epico e chitarristico che segnò i semi di lucida grandezza sparsi senza parsimonia anche da primi U2, The Alarm e pure i Death Cult pre-invaghimento Led Zeppelin. Suona spontaneo Flashover, nove canzoni pronte per il palco, ove il trio sublima la propria verve senza badare agli anni trascorsi, lasciando che chitarra/basso/batteria si inerpichino in alto, di dove osservare compiaciuti il cammino percorso, senza però abbandonarsi alla tronfia tracotanza. Ci vogliono dischi come questo, capaci di accompagnarci per tutta la loro durata con discrezione, suonati con passione e sostenuti da una produzione sobria. Nota finale, il testo di “Green automobile” è tratto dall’omonimo poema di Allen Ginsberg. Via, me lo ascolto ancora una volta!

Per informazioni: http://www.blackfading.com
Web: http://www.goflamingo.it
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1 comment

  1. max scarantino 29 Aprile, 2015 at 12:43

    in attesa di sentirlo ascoltarlo e gustarlo tutto….
    la prima traccia Planet non dispiace per nulla…anzi sonorità nuove accattivanti, c’è qualcosa dei Sound e Mission…la chitarra di Caselli ti entra dentro con forme e riff nuovi …la voce di Bruno forse è cambiata negli anni,ma fa la sua parte eccome…
    il drummerman è il solito tecnico, ritmica e potenza….aspettando il cd , la mia prima opinione è ottima come sempre…
    amici dal lontano 1986, anni in cui vennero a suonare in Sicilia (Catania ) diverse volte…e riempivano le location sempre…il loro italian speedrock (io lo kiamavo così) attirava molti rockettari e anche rockabilly…
    bravi ragazzi continuate così….

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