Melampus: Hexagon Garden

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I Melampus, che avevavamo scoperto solo con il secondo album, N°7, uscito l’anno scorso, rilasciano a poca distanza di tempo Hexagon Garden. La loro ricetta non è cambiata, ma è palese, a mio avviso, che il duo si trova in questo momento in una sorta di stato di grazia. Lo stile è sempre di ispirazione new wave ma testimonia un gusto sperimentale, una creatività elegante e colta che li distingue e fa della loro musica qualcosa di unico tutto da godere. Le forme espressive hanno acquisito sicurezza, il canto di Francesca Pizzo si è arricchito di sfumature e suggestioni e l’uso dei suoni ambientali felicemente rielaborati produce effetti notevoli, tanto che diverse tracce sono destinate a restare nella memoria: tutto concorre dunque a fare di questo lavoro un punto di arrivo importante, degno di ogni possibile interesse. Apre con sonorità cupissime e ritmo vagamente tribale “May your movement”, prima che intervenga Francesca Pizzo con i toni ricercati del suo canto, divenuto qui quasi magico, ad interrompere l’avvolgente paesaggio sintetico: basso e chitarra contribuiscono efficacemente al colore wave del brano, un esordio di grandissima classe. Segue “Poor Devil” le cui sonorità appena più dure tendono a disegnare uno scenario quasi rock;  in questo caso ed anche più avanti, sembra in un certo qual modo ‘echeggiare’ il lirismo venato di misticismo delle più belle prove di Nico. Gran pezzo wave intriso di desolata malinconia anche la successiva “Second Soul”, in cui spicca nuovamente la raffinatezza ineguagliabile della voce, accompagnata da note ora sinistre ora disperate in un amalgama un po’ indecifrabile ma davvero affascinante. “Worthy” è uno dei brani più minimali, tutto incentrato sulla voce carismatica di Francesca contornata da altri effetti vocali sulla base di un contesto ‘sintetico’ lineare quanto cupo: il colore diviene qui quasi drammatico. Dopo, “Simple Man” è ancora diversa ed il suo ritmo lento, curiosamente cadenzato, è ‘guarnito’ dagli interventi di una chitarra dai suoni misteriosi e solitari che fa da sfondo efficace al canto di Francesca, qui sensuale non meno che nella seguente “Night Laugh” dove però il languore è diluito fra gli intermezzi ‘rumorali’. Di nuovo ritmo fra l’ipnotico ed il tribale in “Question #3” che riprende la modalità di “Simple Man”; ma in chiusura la bellissima “Sun” affascina con movenze tenui e avvolgenti che adombrano paesaggi decadenti e oscuri, mentre infine “Pale Blue Gemstone” è una sorprendente incursione nel dark ambient in cui, ancora, si aggira Nico con lugubri echi: una conclusione di valore per un disco di grandissimo pregio.

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