Pentagram: All your sins

0
Condividi:

All your sins. I Cathedral ne registrarono una rispettosa versione nel 1990. Finì su “In memorium” (scritto proprio così), fu l’inizio della nuova era del doom. Un genere che non rinnega mai il suo passato, ove affonda salde radici, del quale Lee Dorrian si erse ad autorevole e competente cerimoniere. Non che fossero proprio deglio sconosciuti, è che evidentemente le luci della ribalta non si confacevano ai Pentagram. Ci misero tre lustri per veder pubblicato il loro esordio, attraversando i settanta ed i primi ottanta fra cambi di formazione, incroci coi Death Row (ed il brano che dà il titolo alla presente uscita fu scritto proprio per questi), per poi veder finalmente riconosciuto il loro contributo alla definizione di doom-metal. Destino che li accomunò ad una altra grande combriccola di perdenti (ma con orgoglio), i Saint Vitus, ma solo in parte, ché i Pentagram facevano, e fanno tutt’ora sfoggio di rallentamenti e di partiture ossianiche, senza le declinazioni doom’n’roll del combo di Scott Weinrich e Dave Chandler. Line-up instabili (col solo Victor Griffin a resistere a lungo) e soste più o meno forzate, ma Liebling ed i suoi sono ancora qui tra noi, e questo DVD doppio ne è valida testimonianza. Situazioni differenti, dai Death Row che si esibiscono nella loro Virginia, (Woodbridge, 1985 o 1983, le date riportate nel video e sulla confezione differiscono), fino alla recente esibizione (l’anno scorso) a DNA Lounge di San Francisco, con l’estratto dal John Dee di Oslo (novembre 2012) i migliori dal punto di vista qualitativo. Chiaro che non si può pretendere definizioni audio e video spettacolari per riprese amatoriali che si riferiscono a venti anni fa, oggidì il più spartano dei cellulari renderebbe meglio, ma è indubbio che il gruppo, e sopra tutto il suo vero leader, emanano una carica luciferina che non abbisogna di spettacolari accorgimenti scenici. Fanno a volte sorridere (l’acconciatura simil-Simmons del capelluto Griffin delle prime sezioni, le movenze di Liebling, a volte esagerate, altre goffe), ma a rileggere la loro storia, il vocabolo sopravvissuti non è poi inserito a caso in un contesto sovente precario. Le ultime esibizioni ci restituiscono un performer in buona salute, ripulito da eccessi ed inclinazioni all’auto-distruzione, poi la presenza costante del chitarrista dona stabilità ed un senso di continuità, di sicurezza. La confezione è spartanissima, ma così si confà alla fiera autarchia doom che ha caratterizzato l’epopea del combo di Arlington, Virginia. Curioso che nelle note di copertina, l’estensore Grifffin faccia riferimento ad un dischetto compilante l’arco temporale che si protrae dall”81 fino a metà anni novanta, e che auspichi un ulteriore… che è in effetti rappresentato dal secondo (dall”85 al 2014)… Che le intenzioni della label siano state poi revisionate? Poco importa, la Peaceville ha sempre sostenuto (con la nostra Black Widow Records, promotrice di albi notevoli come “Sub-basement”, il live “A keg full of dynamite”, “Review your choices” e “Show ‘em how”) le istanze artistiche di Liebling, Griffin e di tutti coloro (numerosi) che li hanno accompagnati, ricoprendo ruoli determinanti anche in sede compositiva, come Joe Hasselvander, in tutti questi lunghi anni di fedeltà assoluta al doom.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.