AA.VV.: This man of steel – A Type O Negative Italian Tribute

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Quanto abbiano pesato i Type O Negative nell’evoluzione (se mai ce ne è stata una) del concetto di gothic-rock non è ancora definito. Il loro lascito è stato senza dubbio ponderoso, difficile raccogliere una tale eredità, forse è proprio per questo che ancor oggi si rintracciano numerosi e competenti riferimenti alla loro opera, ma senza che questi emergano netti. Quasi un timore di esporsi e di confrontarsi con una tale eredità. Peter Steele lasciava questo mondo cinque anni fa. Si apriva un vuoto, mai colmato. Almeno per il sottoscritto. Non ci sono riusciti nemmeno gli A Pale Horse Named Death, che pure ai ToN devono molto, se non altro per antica appartenenza di Sal Abruscato. Al combo di Brooklin apparteneva uno stile personale, riconoscibile. La profondità del doom, quello più intenso ed emozionale, la desolazione del dark metal, le guglie in rovina delle cattedrali del goth, i testi pregni di sarcasmo, di irriverenza, di invettiva nei confronti di una società bugiarda, ipocrita. Paganesimo e riti dionisiaci celebrati nel cuore di metropoli apparentemente affaccendate in altro. E l’epica, colossale e fiera, del Vinland (appare con due enne sui dischi dei ToN), della terra scoperta dai Vichinghi ben prima che Colombo piantasse le insegne del Cristianissimo Reame di Spagna ben più a Sud… Il nero ed il verde bandiera e divisa di un ideale vissuto ben più intensamente di quanto possa trasparire. Su tutto, almeno due autentici capisaldi del metal più ombroso e pesante, “Bloody kisses” ed “October rust”. Ma ognuno potrà citare i suoi prediletti, senza far torto alcuno agli altri.

Che senso hanno le celebrazioni, i tributi, oggidì sopra tutto, essendo il pubblico distratto da ben altro, da pubblicazioni che continuano a succedersi senza che nessuno possa determinare esattamente quanto riscontro ricevano. Ma questo non ci interessa affatto. This man of steel compila quattordici brani estratti dalla discografia dei ToN, tutti interpretati da gruppi/singoli autori italiani, di diversa estrazione ma accomunati da uno spirito unitario, intenti ad omaggiare con personalità una carriera ingombrante, una vicenda artistica trascorsa nella penombra dalla quale il leader dell’insieme amava osservare vizi e paure, magari negate, di una umanità decadente, brulicante di freaks come la corte degli ultimi imperatori di Roma. C’è chi offre una rilettura più aderente all’originale, chi invece opta per una decodificazione più netta, senza comunque alterare il significato scrupoloso della traccia presa in esame. Peter Steele provava repulsione per la bassezza nella quale troppi suoi simili erano scivolati, ma esponeva la sua ripugnanza ricorrendo alla lirica, anche esplicita, facendo attenzione al contesto sonoro nel quale l’avrebbe sviluppata. Un suono appunto abissale, un vortice nel quale calarsi colla mente, eppoi col corpo. Un culto sciamanico, l’iniziazione del guerriero pronto a lasciare tutto, a partire per una meta lontana, indefinita, forse solo ipotizzata. La bandiera nera e verde di un ideale Vinnland troppo lontano da noi, al quale, chissà, è riuscito infine ad approdare. Almeno Lui…

Partecipano all’iniziativa: Vidi Aquam (“Christian woman” da “Bloody Kisses”), Manguss (“Love you to death” da “October rust”), Ottodix (“Be my druidess” da”October rust”), Dade City Days (She burned me down” da “Dead again”), Caron Dimonio (“I don’t wanna be me” da “Life is killing me”), Lenz (“We hate everyone” da “Bloody kisses”), Tourdeforce (“My girlfriend’s girlfriend” da “October rust”), Furvus (“Glass walls of limbo” da “Slow, deep and hard”), Date at Midnight (“Black no. 1” da “Bloody kisses”), Dim Arcana (“Bloody kisses” dall’omonimo), The Stompcrash (“Blood & fire” da “Bloody kisses”), Lia Fail (“Green man” da “October rust”), Vanity (“Red water” da “October rust”) ed infine Rita Tekeyan (“September sun” da “Dead again”), Spiritual Front (“Everything dies” da “World coming down”). Vi emozionerete all’ascolto di queste quattordici canzoni, tutte degnissime rappresentanti di un repertorio ben più vasto, ma modelli di uno stile ineguagliato. Il seme non è stato sparso invano, crescerà il verde, fra le nere rocce del Vinnland. In loving memory of Peter Steele.

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