Evi Vine: Give Your Heart To The Hawks

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Secondo album per il progetto inglese Evi Vine, costituito dalla vocalist con la collaborazione di Steven Hill. Il precedente  …And So The Morning Comes, uscito nel 2011, aveva destato notevole interesse fra gli ‘orfani’ dei Cocteau Twins e, più in generale fra gli amanti del pop ‘dreamy’ e d’atmosfera.  Questo Give Your Heart To The Hawks contiene otto brani composti nel medesimo stile e perfettamente prodotti, alcuni dei quali talmente densi di emozioni da catturare fin dal primo ascolto. Si consideri, del resto, che alla confezione dell’album hanno collaborato personaggi come il chitarrista Peter Yates (Fields of the Nephilim), il percussionista Martyn Barker (Goldfrapp) e la bassista Tatia Starkey dei My Vitriol e si comprenderà che abbiamo di fronte un lavoro di un certo livello.  “Porcelain”, la prima traccia, esordisce gradevolmente con sonorità minimali e avvolgenti e toni vocali tutto languore, tanto per renderci conto subito di dove ci troviamo. “Love is Gone”, subito dopo, propone suoni più pieni con suggestivi ‘tappeti’ elettronici e paesaggi color ‘pastello’ mentre il canto richiama inequivocabilmente  lo stile Cocteau Twins; “Tears Are Falling To Earth (Only The Lonely)” invece, fra mesti arpeggi di chitarra e trillanti note di piano, attraverso i ‘giochi’ di voce indugia in malinconie assai più oscure ed intriganti. Ma la title track, con il suo incedere misterioso in arricchimento progressivo dei suoni che divengono via via assai intensi, appare davvero fulgida ed il canto non potrebbe essere più romantico ed accattivante. La lenta ballata “My Hands Are Tied” torna al minimalismo struggente ma ben ‘equipaggiato’ di piccoli estrosi passaggi pensati per ‘azzerare’ la monotonia, un’operazione che invece non riesce del tutto in “Welcome The Dream Led Masses” che, nonostante l’arrangiamento più complesso con tanto di archi, finisce con il risultare stucchevole per troppo languore e forse anche un po’ ‘barocca’. In chiusura, dopo la appena un po’ insipida “Starlight”,  “I’m not Here” termina con sensualissimi sussurri e sospiri un disco che non mancherà di soddisfare le nature più inclini al sogno.

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