Marc Almond: The Velvet Trail

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Cosa accade se il noto produttore pop Chris Braide -no, non posso fare il nome degli artisti con i quali ha collaborato!!!- invia una mail con alcune tracce strumentali ad uno dei talenti più istrionici del panorama musicale alternativo e non solo?
Se siete andati a controllare chi ha prodotto fino ad ora C.B., sicuramente avrete provato una strana sensazione di sconforto, ma… meglio lasciare da parte le facili e superficiali conclusioni.
Inserite il disco nel vostro lettore e fatevi trascinare in questo viaggio di 16 canzoni, suddivise in tre atti, rispettivamente introdotti da una traccia strumentale.
La strepitosa “Bad To Me” con il suo ritmo sostenuto e, cosa rara per Almond, grazie alla presenza di una chitarra elettrica molto glam, non potrà che catturare il compiacimento dei fan di vecchia data, che rimarranno inesorabilmente incantati anche dalla bellezza romantica di “Zipped Black Leather Jacket”, una delle più belle ballad mai scritte da Almond. La malinconica “Scar” guidata da un pianoforte tanto delicato quanto incisivo, ci regala una grandissima performance vocale come solo il Nostro è in grado di fare.
La spensieratezza provocatoria di “Pleasure’s Wherever You Are”, marchio di fabbrica di Almond, chiude il primo atto dell’opera.
“Minotaur”, definita dallo stesso Almond come un canzone “sulla rabbia e la passione animale”, con la sua delicata trama elettronica, trascina l’ascoltatore in vortice emozionale destinato ad aumentare anche negli ascolti successivi, ma è soprattutto grazie alla successiva canzone “Earthly” che questo album diventa eccelso.
Le sorprese però non sono finite perché ad introdurre il terzo atto è un duetto con Beth Ditto -lo so che state storcendo il naso!!!- che ci regala una piacevole canzone destinata a girare in loop nella testa per molto tempo, esattamente prima di una delle tracce più malinconiche e intime dell’album, la sopraffina “Life in My Own Way”.
Nel 2010 Varieté, come aveva annunciato Almond, sarebbe dovuto essere l’ultimo album di inediti… quindi grazie Chris Braide -ebbene sì, l’ho detto!- per aver invogliato Marc Almond a tornare sui suoi passi.
Se The Velvet Trail sarà effettivamente il canto del cigno, ora non lo possiamo sapere, ma sicuramente ci è stato regalato un album di gran classe e sostanza, cosa che, dopo più di trent’anni di carriera, è possibile solo a pochi, veramente pochi, artisti.

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