Omake: Columns

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Ancora un progetto interessante dalle origini toscane: il moniker Omake, dal curioso sapore giapponese, infatti cela il giovane musicista pisano Francesco Caprai, ormai di stanza a Milano, sottratto al punk hardcore poiché incredibilmente convertitosi – il frutto della maturità o ‘deviazione’ temporanea? – ad una forma di cantautorato dark folk dalla grossa componente elettronica, con risultati molto, molto particolari. La musica di Omake è caratterizzata da atmosfere oscure, fredde ed arcane, create appunto dall’abbinamento di chitarra a basi elettroniche e a ritmi spesso nervosi ma senza eccessi: su tutto domina il canto dal tipico timbro cupo e profondo che contrasta in modo peculiare con la sostanza onirica dei suoni; alcuni passaggi sono qualcosa di bello! Columns contiene nove brani nei quali si riconoscono svariate influenze, ma ciò che colpisce – e convince! – non sono le eventuali derivazioni, ma l’attitudine introspettiva per non dire intimista, molto personale: nel segreto di tale interiorità ci si può talvolta perdere. Si prenda, per esempio, “Darkside / The Fighter”, la prima traccia: a parte lo scenario elettronico davvero tetro, ciò che sorprende è appunto la voce ‘grave’ che, in qualche punto sembra quasi cavernosa; chi avrebbe qui preferito un canto ‘etereo’ non è riuscito, a mio avviso, ad entrare nello spirito di questa combinazione così particolare. Figuriamoci quando poi le sonorità paiono avvicinarsi all’elettronica a tinte trip-hop: basta ascoltare “Purest Love”, dall’arrangiamento ‘avvolgente’ e la voce sempre ‘spigolosa’; “Nighthawk”, poi, propone folktronica dalle note talmente cupe da opprimere l’anima. “Deer / Hunter”, alla quale ha collaborato anche il progetto A Safe Shelter, è uno degli episodi più belli e ricchi di suggestione: una straordinaria chitarra essenziale, quasi austera, un clima crepuscolare ed un canto dalle tonalità davvero meste; “Like a Snake, as an Eagle”, pur proseguendo sulla stessa linea, ravviva l’atmosfera con note di chitarra inaspettatamente briose a cura di Tommaso Tanzini. A seguire, la singolare “Slowrunner”, che il brillante intervento elettronico del giovanissimo Giorgio Spedicato alias Machweo contribuisce a rendere alquanto memorabile.  Spiace doversi ripetere ma l’aggettivo memorabile si adatta anche alla successiva “Woman” in cui la ‘magia’ elettronica si ‘spande’ nello spazio intorno con passaggi ‘liquidi’ che sembrano evocare colori ‘marini’ e ‘diluire’ il pur intensissimo testo. In “Korsakoff” si percepiscono tristi, quasi lugubri sonorità new wave mentre la conclusiva “Florida” rappresenta la versione di Omake della classica ballata folk: la grande chitarra acustica di Andrea Del Bravo accompagna con suoni languidi e malinconici la voce accorata di Caprai qui priva delle tonalità aspre di altri momenti. Columns – è lo stesso autore a riconoscerlo – è dunque da considerare una sorta di viaggio introspettivo e le sue note sembrano prodotte da moti dell’anima inesprimibili in forma diversa: un’esperienza bella e importante per chi ascolta.

TagsOmake
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