Rise Of Avernus: Dramatis personae

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Quartetto australiano che si è già espresso in passato con l’EP omonimo del 2012 e col full-length “L’appel du vide” dell’anno seguente, con Dramatis personae calca ancora il sentiero del doom orchestrale e progressivo, affidando a quattro tracce assai omogenee anche nella durata (sfiorano tutte di poco i cinque minuti) il compito di accompagnare l’ascoltatore in una lenta e solenne processione che lo conduce fino ad “In hope we drown”, il quinto e finale episodio, dichiaratamente aderente ai dogmi del doom più crepuscolare. Senza dubbio non solo la vetta assoluta dell’eppì, ma una delle più concrete manifestazioni della grandezza del genere, quando proposto con spirito ed applicazione; una traccia rispettosa che non manca di citare grandi interpreti del passato più o meno remoto, ma che si colloca agevolmente nella contemporaneità. Ma non trascuriamo altri motivi rilevanti, come “Acta est fabula”, ove interviene Grutle Kjellson degli Enslaved (freschi di “In times” che sto ascoltando in questi giorni), ospite di una canzone epica e guerresca, colonna sonora di assalti all’arma bianca e di fieri duelli che si svolgono tra turbinii di fiamme e cenere, o la complessa ed ampollosa “Path to Shekinah”, meravigliosamente risolata senza cadere nell’auto-indulgenza da un quartetto ormai maturo e conscio dei propri mezzi. Un semplice EP, ma mezz’ora di musica, quella buona, senza cadute e riempitivi. Bene, anzi ottimo!

Per informazioni: http://www.code666.net
Web: http://www.auralmusic.com
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