“Una nuova amica” di François Ozon: vizietti rivelatori

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Una nuova amica (Une nouvelle amie in lingua originale) di François Ozon, tratto da un racconto della nota scrittrice britannica Ruth Rendell, può di certo essere considerato uno degli eventi cinematografici della primavera 2015. Il regista francese del quale, fino ad oggi, nonostante la sua già ampia filmografia, non abbiamo ancora avuto occasione di parlare, con quest’opera ha realizzato un piccolo gioiello di eleganza  ed equilibrio, indagando – sulla base dell’ossatura narrativa della novella della Rendell – la complessità delle relazioni interpersonali fra due coppie nelle sue sfumature ed ambiguità; tutto questo senza mai utilizzare forme di espressione dirette o esplicite bensì alludendo o facendo intuire situazioni e riuscendo così a rappresentare la grande quantità di aspetti ambivalenti ed indecifrabili che all’interno di ogni persona convivono e contribuiscono a definirne ricchezza e varietà.

L’amicizia fra Claire e Laura è nata negli anni infantili ed è proseguita, trasformandosi nel tempo in un legame profondo. La maturità le porta a compiere scelte personali e familiari, arrivano matrimonio e, per Laura, anche una figlia, Lucie, ma il rapporto fra le due amiche non si logora e durerebbe ancora per molto se una di loro non venisse prematuramente stroncata da una malattia, lasciando l’altra disperata, il marito David apparentemente inconsolabile ed una neonata. Propostasi come missione quella di proteggere, in assenza  dell’interessata, i suoi congiunti rimasti soli, Claire scopre in breve tempo un’abitudine di David insolita e sorprendente e, superato il primo momento di indignazione, la comprende ed accetta, prestandosi addirittura ad assistere l’uomo nei suoi ‘giochi’. Gli eventi che da tutto questo derivano, porteranno vari sconvolgimenti nella vita di ognuno.

Ecco, in sintesi, la vicenda narrata dal film, alla quale occorreva per forza di cose accennare. Ma in Une nouvelle amie vi sono molti altri elementi e va considerato da una prospettiva, per così dire, ‘ravvicinata’. François Ozon, come in alcuni dei suoi lavori precedenti, affronta qui in maniera particolare ma assai incisiva delicate tematiche sessuali. La scoperta delle peculiari abitudini di David serve a rivelare ai protagonisti sensazioni e pulsioni fino a quel momento rimaste nascoste alla loro consapevolezza. Come vive Claire la sua natura femminile? O, più in generale: il fatto che esistano una natura maschile ed una femminile è un dato dimostrabile oppure, nell’ambito degli istinti e delle emozioni, del desiderio e del sentimento, i confini fra sensibilità dell’uomo e della donna sono in realtà labili e ciascuno andrebbe visto semplicemente come ‘persona’? Sembra una domanda in sé frivola eppure è una delle principali poste alla base della pellicola di Ozon che qui la tratta in forma non superficiale, anzi riesce a farla divenire importante punto di riflessione. Questo accade tuttavia velatamente, senza mai calcare la mano né esplicitare il pensiero del regista: il comportamento dei personaggi è lo specchio del loro disorientamento e del graduale manifestarsi di insospettate tendenze che rivestono di diversi significati le relazioni abituali. Ozon, in un certo senso, spinge i suoi protagonisti a ‘disinibirsi’ e li porta a scoprire lati del loro carattere – e sessualità! – che restituiscono stimoli e nuovi, intensi ‘sapori’: alla luce di quanto avviene – e di cui è difficilissimo parlare senza svelare troppo della trama! – anche l’amicizia fra Claire e Laura, quella nata sui banchi della scuola elementare, assume un valore ambiguo, quasi sospetto. La grande verità, che comprendiamo dopo la visione di Une nouvelle amie, è che, per il nostro modo di sentire, non esiste affatto una verità e l’ambiguità è da considerare normalità. Senza voler proporre un ‘elogio’ dell’omosessualità – lui che ne è icona da sempre – Ozon riesce ad indurci alla convinzione che nel nostro intimo ognuno di noi può simultaneamente essere etero- e omosessuale, che l’attrazione fra le persone non ha regole ed i sentimenti non hanno distinzioni di sesso. Il finale apparentemente ‘pacificatore’ delinea una famiglia simile nella struttura a quella tradizionale ma in realtà lontana da essa il più possibile: ma forse è più famiglia questa di tante altre adeguate agli schemi convenzionali, perché le famiglie davvero felici non dovrebbero subire l’imposizione di modelli bensì avere come unico principio di esistenza quello della libertà di seguire le proprie inclinazioni. Per qualcuno, la nuova amica di Claire è invece il suo amante: in realtà è corretto pensare che, per lei, si tratti di ambedue. Neanche Pedro Almodóvar, che il regista francese ha ammesso in varie occasioni di ammirare profondamente e al quale questa pellicola di certo deve qualcosa (Tacchi a spillo?) era riuscito a rappresentare la complessità del desiderio con tanta sottigliezza. Con il contributo di un cast che si è fatto molto onore, soprattutto Romain Duris nel ruolo di David, François Ozon ha spezzato la sua lancia a favore dell’affrancamento dai ruoli sessuali e dell’affermazione della personalità di ogni essere umano, all’insegna della tolleranza e del rispetto: che dire se non ‘ben fatto’?

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