Modern English – Dade City Days – Sine Code live

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Dade City Days. Foto di Mrs.Lovett

In chiusura di stagione, l’Exenzia di Prato ha proposto, lo scorso venerdì 15 maggio, un appuntamento di prestigio: vi hanno fatto tappa i mitici Modern English nel loro tour italiano di quest’anno che, a quanto si è sentito, sta riscuotendo un meritato successo. Che il concerto sia stato bellissimo, possiamo confermarlo anche noi. Ma procediamo con ordine. La serata prevedeva, prima dell’esibizione dei nostri, lo show di altre due band sicuramente meno importanti ma non prive di interesse. I Sine Code giocavano in casa, poichè provengono proprio da Prato: formatisi nel 2013 dopo esperienze diverse, si sono inseriti nel panorama ‘alternative’ manifestando evidenti influenze dark; la loro musica è risultata gradevole anche se abbastanza convenzionale nei suoni e si sono fatte apprezzare soprattutto le prove del chitarrista Lorence e della vocalist Jara Duvina.

Subito dopo, un gruppo bolognese che mi ha davvero convinto. Anche i Dade City Days sono nati nel 2013 e si muovono in ambito darkwave/synthpop, ma il loro stile appare più energico e, a tratti, aggressivo con passaggi alla chitarra impetuosi e dalle tinte occasionalmente shoegaze, tanto che mi hanno fatto venir voglia di approfondire la conoscenza; inoltre ho trovato originale la scelta dei testi in italiano, efficacemente cantati da ANdy Harsh, e, nel complesso, la loro prestazione è stata assai godibile.

Modern English. Foto gentilmente concessa da Luca Agente Morgeo

Infine si sono presentati i Modern English, schierando la formazione originale. Non è facile parlare della loro importanza negli anni ’80: considerati a pieno diritto fra i ‘padri fondatori’ della new wave britannica, curiosamente all’epoca furono apprezzati molto di più negli Stati Uniti, in cui la loro wave accessibile, intrisa di malinconia, suonò nuova e trovò grandissimo seguito, tanto che la hit “I Melt with You” si poteva ascoltare ovunque. La fortuna dei Modern English è durata solo per la stagione più feconda dell’autentica new wave inglese: il loro stile era particolare, il carisma del vocalist Robbie Grey innegabile, con i suoi accenti a volte ‘flautati’, a volte rabbiosi; il gruppo, del resto, aveva attraversato la fase del punk per passare al post-punk ed aveva vissuto fenomeni ed influenze del tempo, in ambito musicale e non. L’album del 1981, Mesh and Lace, è ritenuto un classico imprescindibile, percorso com’è dalle stesse inquietudini che avevano animato i Joy Division ma riviste alla luce delle caratteristiche della band: sonorità cupe e chitarre distorte abbinate ad un estro compositivo variegato che ricorda un po’ quello degli Wire, in sostanza, un capolavoro. Tali vengono considerati anche i successivi After the Snow e Ricochet Days e, del resto, bella musica i Modern English ne hanno fatta altra, a dispetto del tempo che trascorreva e delle nuove istanze che arrivavano, per non parlare poi dei cambiamenti che si registravano nel pubblico dei ‘consumatori’ e, genericamente, nell’atteggiamento rispetto al prodotto musicale. Tuttavia i Modern English di oggi sono sempre molto ancorati alle esperienze passate come a qualcosa che fa parte della loro essenza ed infatti l’esibizione all’Exenzia ha dato ai classici degli ‘80 tutto lo spazio possibile, con grande gioia della sottoscritta e di coloro dei presenti che hanno conosciuto il gruppo fin dagli esordi. E’ chiaro che, l’altra sera, quando ci siamo trovati di fronte un’arzilla compagnia di sessantenni o giù di lì, il pensiero è andato all’immagine dei vent’anni che custodivamo nel ricordo. Ma Robbie Grey & Co. non ci hanno fatto rimpiangere minimamente altre band più giovani anzi, si sono dimostrati ricchi di energia, sorridenti e spiritosi, dotati inoltre di un humor così tipicamente inglese che non è stato possibile non ridere alle loro battute. Tecnicamente impeccabili, soltanto la voce occasionalmente un po’ ‘appannata’ di Grey faceva percepire che diversi anni sono passati dai tempi di Mesh and Lace. Al loro debut album, i nostri hanno tributato più di un omaggio, tra cui “16 Days”, a mio avviso una delle più belle in assoluto,  e “Move In Light” e “Dance of Devotion”. Ma ci sono state anche “After the Snow” e l’indimenticabile “Someone’s Calling” nonché la suggestiva “Swans on Glass”: tutti brani ‘antichi’, in una versione più attuale nel suono ma sostanzialmente fedele all’originale, che i presenti hanno mostrato di apprezzare come meritano. I Modern English hanno saputo coinvolgere effettivamente anche chi, nel pubblico, per ragioni anagrafiche li conosceva solo per sentito dire e nonostante l’uditorio non fosse numerosissimo, hanno raccolto applausi e gradimento. Dopo il bis concesso gentilmente, che comprendeva il pezzo che li ha resi più famosi, “I Melt with You”, il gruppo ci ha lasciato a girovagare incerti nei ‘corridoi’ delle nostre memorie ma felici di esserci stati.

Modern English. Foto gentilmente concessa da Luca Agente Morgeo

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