Montage Of Heck: Brett Morgen

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Il Grunge esiste, è mai esistito?
Credo sia uno dei pochi generi musicali per i quali sia impossibile connotarne le caratteristiche in modo chiaro e soprattutto con cognizione di causa.
L’unica cosa che si possa affermare con certezza assoluta è che i Nirvana, loro si, sono esistiti e, esisteranno per sempre.
Il documentario prodotto dalla figlia Frances Bean Cobain cerca di mettere in luce aspetti del compianto leader della band che possibilmente non siano già stati ampiamente sviscerati, attraverso materiale privato: filmati intimi della famiglia Cobain al completo ma non solo.
Ma non è tutto. Una ricca parte di interviste e animazioni cercano di dare allo spettatore più elementi possibili per far capire il perché le cose siano andate a finire drammaticamente come tutti sappiamo.
Perché un bambino splendido e dal volto angelico, che del resto Kurt ha mantenuto anche in età adulta, è arrivato ad uccidersi, nonostante la fama, il successo, una figlia e una professione che gli permetteva di fare quello che più amava al mondo, ovvero esprimere se stesso attraverso la musica?
Le speculazioni attorno alla probabile risposta si sono più volte espresse nell’arco degli anni. È superfluo oltre che ridondante cercare di aggiungere altro a riguardo.
Ma allora questo film a cosa serve?
È fondamentale per far  capire che razza di persone abbiano circondato la vita di Kurt. Bimbo iperattivo, umiliato da un padre che tutto voleva essere tranne che Suo padre. Non cresciuto da una madre che lo ha trattato sempre come un pacco postale, da spedire prima dai nonni, poi dagli zii, poi dal padre nuovamente che, dopo la separazione si è risposato e ha avuto altri figli.
Così Kurt somatizza questa situazione di frustrante umiliazione, che aumenta con il passare dei minuti che si susseguono nella sua vita. Soffre, si sente umiliato. L’umiliazione che gli ha imposto il padre, si ripercuote nella paura di essere umiliato da parte di qualunque persona con la quale possa avere a che fare nella società. Questo porterà Kurt ad essere fragile oltremodo.
La sua genialità artistica non solo nella musica, ma anche nella pittura -i suoi disegni da bambino parlano chiaro ma sono veramente ben eseguiti- non fanno altro che amplificare le emozioni percepite dal mondo, aumentando esponenzialmente l’aspetto fragile del suo animo.
L’incontro con la marijuana in adolescenza, fumo per calmare il suo tormentato spirito diventa l’inizio -non la causa- del viaggio verso l’abuso di eroina.
Le persone (?)  che lo circondano non fanno altro che peggiorare il suo modo di vivere. Di tutti gli intervistati -padre, madre, matrigna, prima fidanzata, Courtney Love…- solo una si salva è si può definire essere umano, dotato di emozioni, Krist Novoscelic, bassista della band (Dave Grohl, il batterista, non è presente nelle interviste, per via di un disguido). I suoi occhi quando parla dell’amico Kurt luccicano ancora oggi. Quelli degli altri risplendono di fredda indifferenza e dalle loro bocche escono solo parole di circostanza.
Dopo e, cosa importante, durante la visione della pellicola, fa male sentire Krist Novoscelic dire che col senno di poi  era tutto chiaro: i suoi disegni, i suoi testi, le sue parole…
Fa malissimo vedere la piccola Frances barcamenarsi, come solo un neonato può fare, tra due genitori completamente fatti di eroina.
Fa tristezza pensare, quando vedi Kurt seduto durante il soundceck dell’Mtv Unplugged, che sarà, di lì a poco, la fine di tutto. Ma sentirlo chiamare per nome uno ad uno alcuni suoi amici intimi per farli sedere li davanti perché gli piace vedere chi conosce mentre suona, fa riflettere sulla purezza d’animo -musicalmente intesa- di questo immenso artista, prematuramente scomparso.
Ho pensato subito a Ian Curtis: vi assicuro, che quando avrete visto questa pellicola, vi renderete conto di quanto non si tratti di un azzardo.
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