Public Domain Resource: Six Years

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Tornano i Public Domain Resource, ovvero Ugo Crescini e Pietro Oliveri, con la loro synth-wave leggera e piacevole che avevamo già sperimentato con il debut album Dead Surface del 2013. Con questo Six years i due continuano il discorso intrapreso a suo tempo ma, nel mantenersi in linea con le loro preferenze stilistiche, mostrano maturità ed un maggiore impegno nella ricerca di forme espressive originali. Il disco contiene quattordici tracce tutte generalmente di buon livello anche se di impegno non eccessivo e decisamente accessibili. Apre “White Cloud” con suoni aspri e grintosi che ammiccano all’electro e la parte vocale trascinante; il mood, poi, prosegue nella successiva “Das Boot”, in verità più sperimentale nel fitto tessuto sonoro, che fa qui da sfondo alla voce dalle sfumature robotiche. Segue “Cold Lightning” che, dopo l’ingannevole esordio in chiave melodica, torna su toni robusti ed aggressivi che rivelano comunque il solido legame con il synth-pop e, ancora, la più orecchiabile  “Sad, So Sad – Tibbets’ War”. Quindi, bypassata l’’orgia’ sintetica di “Kill Rolf, Kill”, che, tuttavia, risulta un po’ ‘plastificata’ e la più pacata “Laconia” ecco “Warm Frost”, uno degli episodi più interessanti il cui curioso andamento sembra qua e là ‘tingersi’ di elettro-funk. Delle restanti valga citare “The Sergeant and the Snow”, efficace pezzo all’‘ombra’ dei Depeche Mode, “My Control”, che non si distacca a da quell’‘ombra’ accentuando però l’aspetto più pop e danzereccio – non a caso è uscito come singolo e ne è stato tratto anche un gradevole video – e  la conclusiva “Bombs Instead of Songs”, il cui arrangiamento appare davvero particolare e la melodia fresca e frizzante. In sostanza possiamo dire che, nell’ambito della scelta di ‘sicurezza’  che, con ogni evidenza, sembrano aver fatto, i Public Domain Resource stanno iniziando ora a muoversi sulle loro ‘gambe’ e siamo certi che i risultati si vedranno sempre più.

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