Requie: L'altra faccia dell'amore

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Un buon album d’esordio (preceduto qualche mese fa da un singolo) per questa band. In questo lavoro si riconoscono varie influenze, probabilmente frutto di anni di ascolti appassionati, che hanno, almeno ad orecchio, spaziato dalla rock alla new wave, soprattutto di scuola italica (quella più ricca di contaminazioni e che mette enfasi sui testi, la scuola che ha visto nascere talenti come Federico Fiumani e Giancarlo Onorato, ora degnamente approdati anche sugli scaffali delle librerie), e una spruzzata di progressive e metal melodico, che si evidenziano soprattutto negli stacchi ariosi, contemporaneamente potenti e melodici dei dieci pezzi che compongono questo album.
“La notte” è un pezzo dalla connotazione rock sinfonica, venato di tonalità malinconiche che mettono in enfasi il testo, pieno di emozioni, un piccolo racconto che descrive i moti dell’anima.
“Mi arrendo” ha delle melodie tormentate, e si caratterizza per il doppio cantato femminile e maschile che dona l’idea di un dialogo intimista e oscuro.
“Amo te” è più lento ed introspettivo, permeato di un romanticismo destinato tristemente a sfumare, a scendere lentamente, come un rivolo di lacrime.
“L’altra faccia dell’amore” è ancora più struggente e drammatico; è la faccia oscura, quella che ci volta le spalle allontanandosi e lasciandoci tra le braccia della disperazione.
“Agonia” è il pezzo più spiccatamente wave, in cui la musica sembra una vortice che si espande sempre più, fino a risucchiare tutto nel buco nero che aveva già rapito il cuore.
“Aiuto” ha atmosfere dark metal sinfonico, una musica che ha energia, che pare la forza che occorre per un’ultima fuga, per lanciare un ultimo grido disperato.
“Che male mi fai” è dark cabaret con un lacerante testo recitato su una base oscura, che aggiunge enfasi al testo, per poi diventare verso la fine un rock rabbioso, disperato, nello stile dei migliori Massimo Volume.
“Requie” la title track oscilla tra hard rock e metal, con degli stacchi lenti, dove il cantato trova la giusta enfasi, in contrasto con la furia della musica del resto del pezzo.
“Dell’odio e delle lacrime” è una lacerante descrizione dei luoghi comuni che tutti ci siamo sempre sentiti ripetere, degli inni al sacrificio, in attesa di una ricompensa, un riscatto cha assume, in questo pezzo, il volto di una persona amata… Anche la musica passa dagli struggenti violini iniziali per passare a rock dalle tonalità più aperte ed il violino, che in questo brano sembra voler accompagnare il cambiamento degli stati d’animo, intona alla fine una melodia dolcemente sentimentale.
“Ho scelto te” è una canzone pervasa di dolcezza, di abbandono ad un sentimento tanto cercato…. Tutto è etereo, dolcemente onirico, ed esprime l’incanto di provare il calore dell’amore quando ormai si era forse persa la speranza di trovarlo.
Riassumendo un disco vario, gradevole, con dei bei testi, e che dopo tanta cupezza, ci lascia con il calore della speranza, come un raggio di sole dopo giorni di tempesta.
Poesia divenuta suono…. o musica che esprime la poesia….. entrambe descrivono emozioni, che sono ciò che si dovrebbe chiedere alla musica.

Per informazioni: https://www.facebook.com/RequieBand
Web: http://requieband.wix.com/requie
TagsRequie
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