Saycet: Mirage

0
Condividi:

Ogni tanto fa bene anche parlare di paesaggi in cui perdersi piuttoto che di atmosfere opprimenti e allora ecco Mirage, il terzo album del progetto Saycet, ideato dal produttore parigino Pierre Lefeuvre. I paesaggi in cui perdersi sono indiscutibilmente influenzati dal post-rock, anche se non mancano derive wave ed altri elementi ancora che danno al lavoro di Saycet un colore tutto suo. Si tratta di musica di matrice elettronica e minimalista, lineare nei moduli, che tuttavia sa creare sonorità dagli orizzonti vasti per suscitare sensazioni ed emozioni intense. L’opener “Ayrton Senna” esordisce con forme elettroniche liriche e rasserenanti che preparano l’arrivo di una delle tracce più belle, “Mirages”, un succedersi di visioni spaziali e luminose fra le quali emerge la pregevole voce di Phoene Somsavath che collabora mirabilmente con l’autore. Subito dopo, “Volcano”, dai suoni liquidi e puri e sempre impreziosita dal canto femminile, si ricollega idealmente a certe produzioni dei Sigur Ròs, mentre “Météores” si riconosce dalle note di piano che fin dall’inizio conferiscono un mood più malinconico e meditativo anche se il ‘respiro’ si allarga via via. La successiva “Half Awake”, musicalmente la più complessa e variegata, vede aggiungersi la voce di Yan Wagner con risultati impeccabili e, dopo lo struggente momento ‘cinematografico’ di “Northern Lights” due perle di elegante armonia, di nuovo con il canto di Phoene Somsavath, come “Quiet Days” e “Kananaskis”. Infine “Cité radieuse” omaggia il post-rock più ‘atmosferico’ se non, addirittura, Philip Glass e “Smiles from Thessaloniki” conclude con otto minuti circa di malinconici, sognanti paesaggi uno di quei dischi di cui – sono convinta – ognuno di noi ha bisogno, prima o poi.

TagsSaycet
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.