Kernel Generation: MM12 – Forward The Future

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I Kernel Generation hanno raggiunto il traguardo del full length e MM12 – Forward The Future conferma le impressioni positive che avevamo ‘raccontato’ a proposito dell’EP Human Awakening, di cui, in effetti, sono riproposte in versioni aggiornate le cinque tracce. Paolo Luciano e Mariano Sanna proseguono così il discorso intrapreso, con parole che sanno di metal, industrial, prog e tanto altro, ma soprattutto metal: ce ne accorgiamo con ogni evidenza dalla chitarra del primo, che viene ‘torturata’ con grande stile, secondo una tradizione ben nota che tuttavia riserva sempre soddisfazioni e sorprese. “Cosmogenesis” ed “Age Of Aquarius”, che aprono il disco, provengono dall’EP precedente e mantengono l’impronta apocalittica e potente di cui si era detto a suo tempo: in particolare la prima, strumentale, ha un’intro suggestiva ed un po’ misteriosa che confluisce nella forza epica del resto, con esiti davvero positivi. Anche “Welcome To Decadence” non ci è nuova ma la sua chitarra memorabile risulta ancora una volta emozionante; poi, dopo l’impetuosa “Harbingers Of Doom”, tocca al primo pezzo nuovo dell’album, la bellissima “Xibalba Be”, che inaugura percussioni tribali e coretti ‘etnici’ in sottofondo in contrasto con fantasiosi ‘giochi’ di voce ma propone anche momenti acustici e tastiere oniriche in una ricchezza di suoni quasi geniale: di certo uno degli episodi migliori. “De Apokalypse” offre l’incursione in un classico metal tagliente e ‘rumoreggiante’ mentre “Dead Brain” intriga con il suo inizio in latino che fa riferimento al testo del Requiem, ma poi rientra nei canoni di un tesissimo metal. Così, dopo la ‘goticheggiante’ “Chosen Path”, che non ci fa mancare qualche passaggio ‘scoppiettante’ alla chitarra, e la nuova versione della fantastica “Human Awakening”, dieci minuti e passa di potenza infuocata introdotti dalla campana del ‘fato’, la strumentale “Collapsing Universe” conclude il disco con inquietanti suoni ‘cinematici’ ed una struggente voce femminile fino alla brillante chiusa metal, dominata, ancora una volta, dalla strepitosa chitarra, dalla quale non si può che restare ‘incatenati’: finale degno di una lavoro pregevole, che merita di essere notato.

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