Akathartos: First Nightmare

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Dalla Finlandia arriva questo progetto di “orchestral electro-industrial” di Samuli Reivilä, coadivato alla voce da Satu Väisänen. Si tratta di un digital download di sei pezzi, una strada ormai quasi obbligata per il debutto, anche nel caso di bands più che valide, come nel loro caso, perché purtroppo ormai sempre più raramente le etichette investono in qualche gruppo non ancora conosciuto.

“First nightmare begins” è un intro di ispirazione neoclassica di poco più di un minuto, pregno di emozioni e suggestioni, che mi ha immediatamente fatto venire in mente i migliori In The Nursery. “Time to say goodbye” mischia EBM con sonorità orchestrali, riuscendo ad amalgamare con successo pulsazioni veloci e potenti con evocativi cori e passaggi sinfonici, che paiono quasi un contrappunto emotivo, della tensione che si avverte nei momenti in cui predominano i suoni elettronici. “Downfall” ha un intro classica che evolve in ritmiche tribali, che evocano antichi rituali con un controcanto femminile e la voce maschile che pare ripetere versi ipnotici, per un risultato che si avvicina ad i pezzi più etnici dei Dead Can Dance. “Wake up in flames” inizia invece con violenti ritmi EBM che si stemperano in un canto che pare gregoriano, sicuramente rituale, e spezzoni orchestrali: questa dualità prosegue per tutto il brano, con un effetto quasi cinematico, che evoca impulsi rabbiosi, che possono condurre alle porte dell’Inferno… dove ci si risveglierà appunto in fiamme, mentre nelle orecchie risuonano gli inni al signore degli inferi. “Calling of dying” è aperta da uno struggente duetto violoncello – piano, sul quale svettano i gorgheggi di Satu, che vengono man mano accompagnati da altri strumenti, e riescono davvero a dare un senso di perdita di forze… che ci abbandonano tra le braccia dell’ultimo, eterno, sonno, mentre lo spirito parte ad esplorare il piano astrale, di cui i vari suoni, le varie voci paiono rappresentare dei dettagli… Al termine del pezzo riappare la voce EBM, questa volta su un ritmo meno sincopato, forse a rappresentare lo smarrimento che un’anima prova al primo incontro con l’eterno. “My time is coming” è il pezzo con la maggior connotazione EBM, stemperata solo dal tappeto sonoro di sfondo in cui appaiono anche vocalizzi femminili.

Un lavoro evocativo, suonato bene e ricco di suggestioni ed emozioni, al quale spero seguirà qualcosa su un supporto fisico perché gli Akathartos lo meritano veramente.

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