Handful Of Snowdrops: III

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Non sono molto conosciuti gli Handful Of Snowdrops da Quebec City, Canada, eppure l’inizio della loro attività risale al 1984, quando si trattava di una vera e propria band con cinque componenti. Oggi, dopo un paio di album, qualche hit che pochissimi ricordano ed una lunga pausa negli anni ’90 il progetto ritorna con i soli due fratelli Jean-Pierre e Michel Mercier ed un terzo lavoro, III, che si riallaccia direttamente alla tradizione ’80 del synth-pop romantico con molto buon gusto: si tratta di dieci tracce new wave di impronta melodica e dal suono assai gradevole che possono piacere sia ai nostalgici sia agli scopritori più recenti di queste sonorità. Apre “Terroir III (The Hills, The Sea, The Sky, The Stars)”, bellissimo brano strumentale malinconico e in stile un po’ retrò, dai colori crepuscolari e sorretto da una ritmica decisamente ‘soft’. Subito dopo, in “Dead City”, l’andamento accelera con un drumming asciutto ed emerge l’accattivante parte vocale a cura di Jean-Pierre: uno dei pezzi più orecchiabili insieme alla successiva “The Man I Show The World”, la cui melodia è davvero azzeccata. Con “The Kill” tuttavia il paesaggio diviene ‘brumoso’ per il cupo tessuto ‘sintetico’ sul quale prevalgono tetre ‘pennellate’ ed il canto pieno di pathos, mentre “Wreckage” procede lenta e sensuale fra i ‘ricami’ della tastiera, l’efficace chitarra wave e la bella voce di Jean-Pierre Mercier: soprattutto qui e nella seguente “Breaking Bones”, notevole anche per il singolare contrappunto fra la ritmica vivace e le note tristi e vellutate della tastiera, i suoi toni risultano caldi e accattivanti. Ancora profumo di passato esala, poi, “Fall In Line” che tuttavia ‘osa’ passaggi meno lineari e più sperimentali anche grazie agli intriganti interventi, ancora una volta, della chitarra mentre “Everything Is Number” appare strutturalmente più ricca e piena di suoni così da dissipare le ombre e lo scenario si percepisce meno plumbeo. Infine, dopo la melodica e un filo leziosa “Forever It Goes” – ma la chitarra è davvero fantastica! – possiamo goderci la chiusa di “It Can Only Mean One Thing” classico e brioso synth-pop in stile Depeche Mode in cui collabora alla parte vocale Pascale Mercier, figlia di Michel, conferendo, insieme alle note di chitarra brillanti e cristalline, un senso di nostalgica seduzione e ci si ritrova a pensare quanto la musica degli ’80 ci abbia segnati un po’ tutti, artisti e non.

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