Ekra: A shelter for stolen teddybears

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Sonda le profondità dell’anima, A shelter for stolen teddybears, la chiave di lettura del quale ci viene fornita dalle note che l’Autore (noto con la sigla Albireon, con la presente ha già dato alle stampe “Pills for an ill silly heart” nel 2011) ha inserito nella bella quanto essenziale confezione del dischetto. Brani ove la voce, sovente sussurrata, recita i titoli che nominano ognuno di essi, aggiungendovi brevi frasi, ed ove la componente strumentale è prevalente; componimenti che si risolvono in schegge caratterizzate da un rumorismo che a volte inquieta, e che lascia trasparire le intenzioni del compositore, concentrato nell’evocazione di sentimenti contrastanti: solo il finale “Heaven is a pale-hearted star” supera i tre minuti che rappresentano il minutaggio medio di A shelter for stolen teddybears. Più che la tecnica esecutiva, che pure un ruolo importante lo riveste, fornendo l’involucro d’ambra che custodisce il nucleo di ogni singola composizione, in opere come questa pesa certamente il coinvolgimento che il musicista cerca di attuare con l’ascoltatore, chiamato a rivestire un ruolo non di semplice spettatore, bensì di partecipe attento allo svolgimento della trama. Ciò che davvero conta è lo spirito col quale ci si approccia a A shelter for stolen teddybears, che da parte di Davide esprime una condivisione con altri di propri sentimenti interiori (ancora la citata “Heaven is a…”), e che rende l’iniziativa diversa dalle solite pubblicazioni che si ascoltano distrattamente eppoi si ripongono sullo scaffale, accanto alle altre. Musica che non è ricetto elitario di una anima inquieta, bensì atto liberatorio che va per questo accolto ed apprezzato, suggendone lo spirito che lo ha generato.

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