No More: Silence & Revolt

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Ormai due icone della synth-wave, Andy Schwarz e Tina Sanudakura, cioè i No More, tornano con un altro album – il terzo dalla reunion – Silence & Revolt, dimostrando quanto, nel loro caso, lunga esperienza significhi garanzia di qualità. Del resto, si sa, i due non sono mai stati lontani dalla scena musicale, neanche nel periodo in cui non hanno pubblicato nulla come No More e da quando sono ritornati a misurarsi direttamente con un ambiente che, nel corso di tutti questi anni, è cambiato per moltissimi aspetti, hanno saputo comunque adeguarsi, modernizzando il sound delle origini che pure li aveva resi tanto popolari ed accettando sfide nuove. Con Silence & Revolt la scommessa è stata vinta ancora una volta: dodici brani di synth pop mai banale, certo non rivoluzionario nell’impostazione ma intrigante e pieno di idee e stimoli originali. La prima traccia, “The Man Outside”, introduce fresche note wave con una fantasiosa melodia; subito dopo “Turnaround” inclina a moderne forme pop-wave così come le conosciamo, per esempio, dagli Editors e poi “Stardust Youth”, uscito come singolo, presenta un arrangiamento elettronico davvero raffinato – lo stile di Tina rimane impeccabile! – con passaggi tenui ed ‘onirici’ ben sottolineati dalla voce accattivante di Andy. Ma poi, “Rope A Dope” opta per un andamento più vivace e suoni più convenzionali, diversamente dalla successiva “After The Rain – Passeggiata Notturna”, in cui la tastiera straordinaria tira fuori note aeree che sfumano nel sogno, perfettamente abbinate al canto davvero gradevole. Poi, dopo l’intermezzo spigliato di “Revolt Against Yourself”, la strumentale “It’s About Time” apre scenari ampi ed ‘atmosferici’ sorprendentemente lontani dal synth-pop ma di grande effetto, tanto che ci si ritrova a desiderare che a questa ‘vena’ venga concesso più spazio, ma invece suoni inafferrabili come di pioggia introducono la bella “1816” dedicata a Mary Shelley, forse la più complessa dell’album, che ricrea una sorta di cupo paesaggio d’altri tempi nel quale si ‘entra’ con una lenta magia di singoli suoni e dove il canto drammatico e ricco di pathos si inserisce alla perfezione. La fluida ed elegante “Silent Revolt”, poi, fa riferimento al contestatore turco Erdem Gündüz, conosciuto come l’’uomo fermo’ di Piazza Taksim a Istanbul: il tema, in verità,  fa da vero e proprio filo conduttore in molti dei brani. Infine, dopo la melodica “Give My Compliments To All The Girls” e la più orecchiabile “The Cold Years”, l’ultima traccia, “In A Leaden Time”, emerge, fra sfumati ricami ‘sintetici’,  con note di piano che suscitano pensieri malinconici e nostalgici e la riflessione che la classe, quando c’è, dura nel tempo.

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