La Governante: La Nouvelle Stupèfiante

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Quartetto siciliano attivo da un paio di anni, La Governante ha ‘sfornato’ di recente il primo full length, La Nouvelle Stupèfiante. Si tratta di una reinterpreazione tutta italiana delle sonorità dark/new wave, ravvivate da energici momenti rock, e legate ad aspetti culturali tipicamente ‘nostrani’, come per esempio la passione per il cinema italiano ‘migliore’: il curioso monicker scelto da Salvatore Micalizio, Daniele Ricca, Maurizio Carrabino e Sergio Longo contiene da un lato echi di un linguaggio ‘vintage’, dall’altro sembra rimandare ad una forma di potere politico non meglio specificata. Il titolo dell’album, registrato in parte a Palermo ed in parte in provincia di Catania, fa pensare, invece, principalmente alla ‘nouvelle vague’: l’ispirazione dei quattro pare dunque spaziare in diversi campi, anche se i testi in italiano, tutti quanti cupi e decisamente introspettivi, ci riportano a radici sempre presenti. Così la prima traccia, “Finché puoi tu balla”, mostra il debito con la new wave fin da subito: basso in primis, ma anche la parte elettronica, la chitarra distorta e la ritmica secca e nervosa, tutto questo ci fa ritrovare in un ambito che ci è ben noto; le parole con cui il brano comincia echeggiano quelle di “Shadowplay” ma la memoria va anche ai primi Diaframma. Poi, dopo le risonanze ‘pop’ di “Débâcle”, abbiamo la bella “Cartoline (dai tuoi viaggi)”, dalle sonorità cupe, all’inizio addirittura tetre ed inquietanti: trascorsi due minuti, però,  la chitarra ‘carica’ il paesaggio di vera elettricità. “Bianconi Chansonnier” è introdotta dalla voce di Federico Fellini e il testo racconta la storia di una ragazza che aspira a diventare attrice: il mood qui è una sorta di malinconia soridente che il video animato, realizzato dall’artista canadese Alexandra Levasseur, anche autrice dell’artwork di La nouvelle Stupèfiante, ben sa delineare. Ma poi con “Illusi per niente”, a mio avviso uno degli episodi più lirici, la malinconia perde il sorriso e lascia spazio ad uno stile più ‘schivo’ ed intimista e ad uno scenario disegnato da note di chitarra  ‘liquide’, e sottili su cui  la voce di Salvatore Micalizio lascia una suggestiva ‘impronta’. Più in là, “Noi surreali” resta fedele a questa stessa linea, per quanto suoni un filo più sdolcinata; “Le scimmie sulla schiena” ci propone invece uno splendido esempio di darkwave secondo La Governante, con una parte elettronica davvero impeccabile e infine, dopo il piglio assai più energico di “Sui pavimenti” è d’obbligo menzionare la conclusiva “Di profilo”, dove un’atmosfera più eterea e trasognata fa da sfondo ai toni melodiosi del canto ed il magico effetto che ne deriva non può non lasciarci ben disposti verso un lavoro che indica ottime prospettive per questa promettente band.

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