Organic: Empty Century

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I belgi Organic – Raphaël Haubourdin (voce e tastiere) e Joris Oster (basso), ai quali si è aggiunto il batterista Olivier Justin – sono attivi fin dal 2011 ma, qui da noi, di loro si sapeva molto poco finché la SwissDarkNights, in cooperazione con la Manic Depression, non ha fatto uscire questo Empty Century, il secondo lavoro dopo che, nel 2013, era stato pubblicato Under Your Carbon Constellation. La musica degli Organic si ricollega strettamente al postpunk ma ne propone una versione che riesce assolutamente a distinguersi, fondendo l’anima cupa a quella più energica e creando un amalgama assai riuscito, gradevole all’ascolto e con caratteristiche spiccate. Il basso è un elemento determinante nelle sonorità della band  e, in assenza di chitarra, contribuisce a fissarne le tinte piuttosto scure. Così, la prima traccia  “Police Station” esordisce proprio con questa peculiare grinta: arrangiamento elettronico vigoroso e ritmica sostenuta definiscono una formula ‘consistente’ ed incisiva. “My Own Grey” è un delizioso brano new wave ricco di reminiscenze ‘80 , come del resto anche Let’s Carry On”, uno degli episodi più ‘brillanti’ e forse più emblematici del sound degli Organic, in cui il basso fa letteralmente meraviglie. La successiva “Alyss” colpisce per la bella melodia mentre “Hyperbola” ‘addensa’ il colore, rendendolo più cupo, per quanto i suoni rimangano sempre accattivanti. Anche Position” vira decisamente verso il dark, con penetranti passaggi di synth e linee di basso potenti che sanno mantenere vivace l’andamento e rendono la musica del trio assai adatta al dancefloor. Ma poi troviamo “Moneytron”, altro brano piuttosto intrigante, in cui Haubourdin dà la sua prova vocale migliore, coadiuvato da inquietanti momenti corali ed i suoni risultano davvero particolari, ricordando in qualche punto lo stile dei Suicide. Infine, dopo la cover/rielaborazione di “Rip Me”  degli Agent Side Grinder, la conclusiva “Mystical Color”, la traccia più sperimentale, in quanto è divisa in due ‘sezioni’ completamente diverse: la prima rientra più che onorevolmente nei canoni darkwave, con una parte ‘sintetica’ originale ed i toni foschi del canto; poi, dopo qualche secondo di ‘ticchettii’ e altri ‘misteriosi’ suoni, inizia un pezzo sostanzialmente strumentale, accostabile in effetti ad un brano di post rock, che lascia piacevolmente sorpresi. In questo modo trascorrono ben dodici minuti di musica senza che si possa mai parlare di monotonia, fino ad arrivare ad un finale che, più che stupire, spiazza. Empty Century rappresenta dunque un tentativo assai valido di dire qualcosa di nuovo in un campo abbastanza inflazionato e merita decisamente tutta la nostra attenzione.

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