Australasia: Notturno

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Torna il progetto Australasia di Gian Spalluto, ormai fra le avanguardie, qui in Italia, per il settore post-rock/black metal di qualità, con un lavoro, Notturno, che riassume tutta la sostanza e la personalità di questo dotato quanto schivo polistrumentista che ama i paesaggi ‘atmosferici’ e le visioni libere ed ampie. Qui abbiamo nove dense tracce, tutte caratterizzate da sonorità raffinate e da un carattere più marcatamente ‘cinematografico’ che ne fa un ascolto molto particolare, in cui non mancano incisivi passaggi di chitarra e decise ‘pennellate’ di colore. Apre la brevissima “Nebula” che in effetti fa giusto da ‘stuzzichino’: un minuto circa di sognante introduzione ‘sintetica’ a preparare l’irruzione ‘atmosferica’ di “Eden”, uno dei pezzi più belli per la ricchezza e complessità dei suoni, che sembrano dipanarsi potenziandosi via via. “Kern”, più vicina alla classica forma ‘canzone’, appare pervasa di uno struggente mood malinconico espresso soprattutto dalla bellissima chitarra; “Creature” fonde mirabilmente le due ‘anime’ di Australasia, quella ‘atmosferica’ e quella  più ‘rockeggiante’ e “Invisible” accentua l’aspetto ‘dreamy’ grazie alla presenza di intense tastiere e di una celestiale voce femminile: quella, che già conosciamo, di Mina Carlucci . Delle restanti valga menzionare, oltre alla breve,  sempre ‘cinematografica’ “Haxo”, la conclusiva nonchè suggestiva title track che non poteva essere chiamata se non “Notturno”, poichè lo splendido pianoforte presenta magistralmente i colori della notte, quelli che un poeta di nome Novalis seppe descrivere senza musica ma con parole immortali. Del resto si è osservato anche per Vertebra, il primo full-length di Australasia: musica e poesia sono strettamente collegate in quell’universo giustamente senza limiti che definiamo ‘arte’.

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