“Crimson Peak” di Guillermo del Toro: incidenti domestici…

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Si candida senza dubbio a film ‘gotico’ del 2015 questo Crimson Peak di Guillermo del Toro che ci fa ritrovare le più belle atmosfere dell’indimenticabile Il labirinto del fauno. L’affermazione, naturalmente, è solo in parte valida: le due pellicole sono diversissime per temi e finalità e possono essere accomunate più che altro per le tinte, appunto, ‘gotiche’, e l’elemento visionario presente in entrambe. Crimson Peak si propone, in ogni caso, come una rivisitazione in chiave moderna e alla luce dello stile di Del Toro della classica storia di fantasmi che, in letteratura, ha il suo più fulgido esempio in The Turn of the Screw di Henry James. E’ un’opera colta e raffinata in cui il regista riesce ad armonizzare da un lato il suo gusto per l’estetica ‘gotica’ e dall’altro quello per lo splatter: non attendetevi, infatti, diafane figure svolazzanti o sagome rivestite di lenzuoli, gli spettri di Crimson Peak non sono questo.

C’è chi ha visto nel film una sorta di imitazione del ‘gotico’ burtoniano ma, se così fosse, non avrebbe funzionato; c’è poi chi si è lamentato della mancanza di approfondimento dei personaggi, che porterebbe ad una loro non-credibilità  oppure della presunta banalità del ‘plot’. Pochi, forse, hanno rilevato ciò che Crimson Peak, a mio avviso, vuole principalmente essere, cioè un grande omaggio ad una tradizione ottocentesca che ha basato su vicende lineari, a volte perfino infantili, alcuni classici fra i più emozionanti. L’opera di Del Toro è, comunque, assolutamente bella da vedere, sontuosa nelle immagini nelle quali ci si vorrebbe solo perdere, impreziosita da un velo di romanticismo che, si sa, non guasta mai e, infine, valorizzata dall’interpretazione impeccabile di un affascinante terzetto di attori che dimostra di sapersi muovere con disinvoltura nei più disparati contesti: Mia Wasikovska, in verità, è certo abituata ai ruoli in costume e anche se – come si è appreso – è stata chiamata dopo il rifiuto di Emma Stone, si muove in totale sicurezza e lo stesso vale per Tom Hiddleston; la vera sorpresa, qui, è Jessica Chastain che, invece, abbiamo conosciuto in situazioni assai differenti. Paludata in abiti cupi e opprimenti, privata della chioma rossa a favore di una tetra capigliatura nera, l’attrice incarna il personaggio negativo della storia e rinuncia all’abituale dinamismo per un perverso dramma familiare in cui si propone nelle vesti di una donna bellissima ma terribile, passionale ma moralmente corrotta.

Poco vogliamo dire di tutto quanto intercorre fra i tre: nonostante Edith, l’innocente fanciulla impersonata da Wasikowska, introduca gli spettatori ‘in medias res’ fin dalle primissime scene, allorchè afferma di credere ai fantasmi poichè li ha incontrati, è solo quando la giovane, dopo una serie di circostanze non tutte felici, si trasferisce dall’America in Inghilterra ad Allerdale Hall, la deprimente magione di Sir Thomas Sharpe da lei seguito per amore, che iniziano i giochi. Come in tutte le ‘ghost stories’, infatti, gli spiriti hanno bisogno di un ambiente adatto per potersi manifestare e l’orrida tenuta degli Sharpe, circondata ovunque di argilla rossa nella quale sta praticamente sprofondando, isolata, scricchiolante e ridotta quasi ad un rudere per la mancanza di manutenzione – da un buco nel soffitto cadono foglie e altri rifiuti – si dimostra decisamente all’altezza. La piccola americana, che ha lasciato alle spalle benessere e comodità per vivere il suo sogno passionale, si ritrova così in un contesto terrificante ed in compagnia di visioni da incubo, mentre l’algido baronetto che in America sembrava ai suoi piedi, nella propria dimora appare assai limitato dalla minacciosa presenza della sorella Lucille, un caratterino niente affatto semplice che, alla cognata, non offre certo party di benvenuto. L’evoluzione della vicenda porterà poi a scoprire ciò che i due nascondono ed il frangente non si rivelerà piacevole per la povera Edith; ma, per tutta la durata del racconto, i corridoi e le scalinate di Allerdale Hall si imprimono in modo determinante sui nervi dello spettatore, condizionando le sue sensazioni. Solo un altro film, in passato, a mio avviso è riuscito a rendere con la medesima maestria la paura suscitata da una casa ‘vivente’ ed ostile, ma il soggetto era tratto da un racconto di Shirley Jackson, una scrittrice che di terrore ed angosce se ne intendeva molto: The Haunting di Robert Wise. Del Toro, che qui è autore, insieme a Matthew Robbins, della sceneggiatura, con Crimson Peak ha dato forma alla sua idea di classico dell’horror, dispensando bellezza e angoscia, e il risultato è all’altezza della fama del regista.

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3 comments

  1. Christian Princeps 9 Novembre, 2015 at 20:03

    Non ho ancora visto questo film,ma per quanto riguarda il “Labirinto del fauno”lo ritengo veramente brutto(anche se la mia è una posizione veramente isolata).L’elemento realistico mi è sembrato predominante su quello fantastico.La storia,ambientata nel periodo della guerra civile spagnola,era piuttosto banale con “cattivi”tagliati con l’accetta ed inutili pesantezze.La bambina di tanto in tanto delira e finisce nel suo magico mondo,ma tali visioni fantastiche mal si amalgamano,secondo me,con il resto della storia.Una certa psicologia d’accatto domina la storia:la bambina si rifugia in un suo mondo fantastico per sfuggire alle brutture della vita “reale”…A questo punto sicuramente meglio un altro film di Del Toro “La spina del diavolo”,anch’esso ambientato durante la guerra civile spagnola.

  2. Mrs. Lovett 10 Novembre, 2015 at 15:49

    Come certo hai immaginato non potrei essere più in disaccordo. Ho visto diverse volte Il labirinto del fauno e ognuna di queste volte l’ho amato per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare. Ti consiglio, allora, di vedere Crimson Peak che lo ricorda solo in quanto vi si riconosce la mano di Del Toro. Come ho scritto nell’articolo, pero’, molti si sono lamentati della sceneggiatura. Fammi sapere…

  3. Christian Princeps 13 Dicembre, 2015 at 20:55

    Purtroppo non sono riuscito a trovare l’occasione per vedere questo film al cinema;però(“il labirinto del fauno”a parte)mi trovo spesso concorde nel giudizio che dai in campo cinematografico.Ma ormai aspetterò l’uscita del film in home video per poterlo vedere e darne un giudizio.

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