L'Ordre d'Héloïse: Après le chaos

0
Condividi:

Dopo meno di un anno dalla release in digital download di Le chaos de l’Histoire, quasi seguendo il fil rouge degli anni ’80 da cui sembra provenire il suono di questa band, vede la luce su cassetta Après le chaos per la label russa Wondervogel di Vadim Barsov.

Questo album è il racconto dei mesi bui che hanno seguito il caos, ovvero la morte di Frédéric, membro fondatore de L’Ordre d’Héloïse insieme ad Alain e suo miglior amico. È un omaggio ad una persona che lui non dimenticherà mai: è la cronistoria del dolore provocato da una perdita incolmabile e, allo stesso tempo, citando le parole di Alain, una cura, forse l’unica per non impazzire.
In quest’album ci sono diciotto pezzi, per un totale di più di settantotto minuti d’ascolto. La prima traccia è “Carnage”, un brano a cui sono affezionata perché, essendo nella home page del loro sito, è stato il primo che ho ascoltato, quando Alain lasciava il link nei gruppi Facebook, cercando soprattutto di far sapere al mondo che era esistito un ragazzo che si chiamava Frédéric e che aveva lasciato della musica da ascoltare…. In questo pezzo c’è un contrasto tra il basso, che sembra marcare il ritmo di un battito cardiaco, e la chitarra, che racconta a chi sa sentire oltre che ascoltare gli alti e bassi, le speranze e la disperazione di un pezzo di storia di vita.
“Apocalypse” ha delle sonorità che ricordano i Marc Seberg e racconta l’amarezza e la meschinità che accompagnano la vita di tutti i giorni: nonostante il testo duro, non c’è nella musica rabbia, ma piuttosto uno sconforto infinito, il desiderio di volare via, come le leggere note della chitarra.
“Contaminés” è un pezzo scandito dal ritmo di sintetizzatori dal suono palesemente freddo ed artificiale, come è stato ormai reso il nostro mondo… Il testo racconta di una manciata di sopravvissuti ad un’esplosione nucleare, una metafora che rappresenta la perdita di qualcuno importante, che è stato una parte essenziale del piccolo mondo di ciascuno di noi, quello che infine conta davvero. “Coupé du monde” è un pezzo lacerante come l’abbandono, il perdere qualcuno, e contemporaneamente il tirarsi da parte, nel nero tunnel che appare sulla copertina, dove non c’è luce né compagnia, ma dove si spera di allontanarsi anche dal dolore… Il testo, come del resto molti altri de L’Ordre d’Heloïse, inserisce di diritto Alain tra i migliori songwriters della New Wave, a mio avviso secondo solo a Ian Curtis: parole in grado di descrivere il senso di estraneità ad un mondo precostituito, dove ci viene chiesto di inserirci in un ruolo confezionato, senza che nessuno si preoccupi delle nostre aspirazioni, delle nostre preferenze, dei nostri stessi sentimenti.
“Ne restez pas en paix” partendo dalle riflessioni sul tumore, sulle donne rimaste sole che non potranno avere bambini, allarga la visuale al destino dell’umanità intera, all’avidità che sta spingendo il mondo verso il baratro dell’avvelenamento, della distruzione. “Tunnel” parla questa volta del passaggio che conduce nell’aldilà e sembra descrivere metaforicamente il momento dell’addio a Frédéric, con i pensieri più generali sulla caducità della vita, che ci inducono alla fine ad immaginare anche il nostro ultimo viaggio: paradossalmente, forse proprio per l’affetto che legava i due amici, la musica, anche se malinconica, ha una dolcezza di fondo, che risuona in ogni singola nota. “Héloïse” è un altro strumentale che lascia immaginare questo personaggio, la cui storia immaginaria è molto simile a quella di una Traghettatrice di Anime, come “Lady of the Sycamore” o il nostro Caronte…. Il pezzo evoca una cavalcata impetuosa, implacabile, e si avvertono anche l’angoscia ed il timore di chi sa che il momento in cui le porgerà la mano sta per arrivare. Il testo di “F.”, non è altro che un ultimo addio…. non scelto ma subìto, che racchiude la nostalgia dell’amore e la gioia per l’averlo conosciuto, e, ancor più che “Tunnel” è di una dolcezza immensa e struggentemente disperata. “Apres le chaos”, un altro strumentale, descrive il momento della tempesta, quando le emozioni, perso anche il diversivo del dover accudire e confortare, esplodono nella nostra mente e nel nostro cuore, colmando il vuoto con angoscia, disperazione, senso di impotenza lacerante. A tutto questo segue il nulla, “Le Néant” come il titolo del pezzo che segue, più calmo anche se pieno di dolore, della sua freddezza che attanaglia l’anima, intervallato solo da momenti di rabbia per come sono andate le cose, l’angoscia dell’interrogarsi su come sopravvivere alla devastazione: domande senza risposta, ripetute anche nel testo. “Le Danger” descrive dei momenti angoscianti, il senso di pericolo incombente e la disperata consapevolezza di sentirsi protetto dal fatto di aspettarsi che ci si presentino davanti. “Perturbations” ancora dominato da sonorità sintetiche, è una proiezione in un futuro grigio in cui tutto è avvelenato, in cui cose che ora paiono banali non saranno altro che un ricordo intriso di rimpianto, un ricordare a tutti che la Natura si ribella a chi non la rispetta e che la sua forza è immensamente più grande e letale della nostra. “Photosynthèse” è carica di Spleen, il ritmo è quello angosciato, degli ultimi passi, indecisi tra una velocità rabbiosa che consentirebbe di porre fine prima alle sofferenza ed il timore di cosa ci sarà dopo: il testo si rifà alla visione apocalittica della canzone precedente, rendendo forse più evidente l’interdipendenza tra la catastrofe collettiva e la tragedia individuale, che non è altro che uno dei sintomi della prima…. Il nero assoluto che pervade il nostro essere di fronte a tutto questo, “come se una petroliera sventrata fosse colata nei pensieri”…”anche il grande faro è naufragato”… quello che indicava il porto in cui rifugiarsi…. come tra le braccia di un amico che ci comprendeva…
“Dépresseurs” è ancora denominato dal suono artificiale del synth, come artificiale è la calma monotona del ritmo… come la calma artificiale donata dagli psicofarmaci, come l’abbandono nelle braccia glaciali della rinuncia, dell’auto-isolamento. “Les arcanes de l’esprit” è un brano con una doppia anima: parla delle questioni irrisolte e dei dubbi che attanagliano, ma anche delle cose che ci tengono a galla, come l’amore immenso per un figlio… Forse per questo i suoni sintetici che sembrano prolungarsi dal brano precedente si stemperano in un’aura di dolcezza. “La Foule” continua il brano precedente e partendo da delle considerazioni sulla folla anonima, composta di persone anonime, che non si pongono mai domande, diventa come un discorso protettivo verso i nostri figli, un mostrargli com’è la vita, di restargli accanto per vegliarli e supportarli mentre crescono. “Agoratologie” è un ritorno al nero, assoluto, totale, come una notte senza stelle. Il sintetizzatore è freddo, come un cuore che batte solo per inerzia: il resto sembra voler esprimere un dolore incredulo, al quale sembra non esserci alternativa. Le ultime righe del testo recitano “Neanche la morte ne vuole sapere di me, posso sperare in un’altra via”: io spero che i riconoscimenti di questo ultimo anno, l’apprezzamento di pubblico e radio abbiano indicato ad Alain la via da seguire… “Demeure la chute” è lo strumentale che chiude l’album, con la chitarra che pare descrivere le vertigini della caduta evocata dal titolo, le tastiere che incombono implacabili, come le sorprese spiacevoli che riserva la vita, la bass line, come un battito cardiaco accelerato…
Ma nell’ultimo anno ciò che sta accelerando è il cammino di questa band verso il successo che merita: il cammino è ancora lungo, anche se ormai il nome L’Ordre d’Héloïse è noto ai veri appassionati, quelli che cercano i nuovi gruppi, nuove emozioni, e le radio di tutto il mondo che lo hanno trasmesso.
Spero che la prossima recensione sia di un cd perché la band lo meriterebbe: negli anni passati in cui le etichette cercavano talenti e di avere una loro linea, non solo la sicurezza economica del nome che ha già pubblicato qualcosa, questo traguardo sarebbe già stato raggiunto. Vadim ha già il riconoscimento di parecchie persone della vecchia guardia e di altri appassionati che lo vedono come una persona che sceglie seguendo il suo gusto, come faceva ad esempio Ivo Watts-Russell, che ha pubblicato i primi lavori di Dead Can Dance e Cocteau Twins. Il gusto ed il coraggio sul lungo termine pagano sempre, delineano lo stile di un’etichetta. Auguro quindi alla Wonderwogel di ingrandirsi, cosicché magari il nuovo cd de L’Ordre d’Héloïse uscirà proprio per questa label.

Per informazioni: http://lordredheloise.free.fr/ - https://www.facebook.com/lordredheloise
Web: https://lordredheloise.bandcamp.com/album/apr-s-le-chaos
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.