Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia”

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Dopo l’ottimo a acclamato Solchi Sperimentali Antonello Cresti pubblica l’atteso Solchi Sperimentali Italia. Cresti ha una cultura anglofila, testimoniata dai suoi libri precedenti in cui dimostrava di avere molte affinità con la perfida Albione di cui ha indagato il suo lato oscuro in libri come Lucifer Over London e Come To The Sabbath. Tuttavia l’autore, anch’egli apprezzato compositore musicale con il collettivo Nihil Project, ammette nell’introduzione che “quando si è trattato di approfondire i miei interessi, di scoprire quella passione per la sperimentazione che poi avrebbe indirizzato in maniera definitiva il mio rapporto con il suono, inesorabilmente ho guardato a casa”. Come si puor dar torto a un’affermazione del genere? L’Italia vanta, a partire dalla fine degli anni ’60, uno sterminato sottobosco di artisti che hanno avuto il coraggio di osare usando un linguaggio sperimentale molto avanti coi tempi. Si può tranquillamente affermare senza tema di essere smentiti che molti dei nomi qui presenti nulla hanno da invidiare ai loro colleghi stranieri anzi, in alcuni casi gli sono superiori. Il volume è diviso in capitoli tematici in cui vengono presi in esame gli artisti che, in una determinata epoca, pur all’interno di inevitabili etichette, hanno saputo innovare e andare oltre il genere di riferimento. Ogni scheda è corredata anche da un’interessante intervista di approfondimento che aiuta ad analizzare e contestualizzare. Il primo capito, intitolato “Spirali tricolori” e dedicato alla psichedelia, si apre con quello che è uno dei dischi simbolici della sperimentazione italica ovvero Dedicato a… de Le Stelle di Mario Schifano: si tratta di una pietra miliare della psichedelia tricolore e non solo, la risposta nostrana ai Velvet Underground e Warhol, decisamente avanti tenendo conto che l’anno di uscita è il 1967 e in Italia imperava il beat. Parlando di psichedelia italiana non potevano mancare poi i No Strange, un gruppo in realtà molto più complesso e sofisticato che guarda ad autori di avanguardia come La Monte Young e Terry Riley. Molti in ogni caso i nomi trattati come Chetro & Co., Tito Rinesi, Living Music e Michel Fedrigotti. Proseguendo la lettura dei vari capitoli, dopo “Bazaar” in cui spiccano gli Aktuala e Lino Capra Vaccina si arriva a “P.D. – Progressivi Davvero” dove ci si sofferma su quei musicisti che hanno interpretato nel vero senso della parola il termone “progressivo”. Da questo punto di vista l’interpretazione mi ha ricordato quella dello storico libro di Al Aprile e Luca Mayer La musica rock progressiva europea. Quindi spazio fra gli altri a Franco Battiato, Claudio Rocchi, Juri Camisasca, Telaio Magnetico, Riccardo Zappa, Albergo Intergalattico Spaziale, Pholas Dactylus, Sensation’S Fix e Franco Falsini. Ma subito dopo ecco gli Area, gli Stormy Six e gli Yugen in “Rocce in opposizione” (Rock in Opposition) mentre in “Nova Musicha” ci si focalizza su chi ha preso sputo dalla musica contemporanea come gli Opus Avantra, i Pierrot Lunaire e Roberto Cacciapaglia. Le varie ramificazioni dell’avanguardia e della sperimentazione hanno prodotto risultati anche nelle cosiddetta scena oscura e dark: ecco allora, in “Magici gruppi di Ur”, l’approfondimento di nomi controversi come Ain Soph, Sigillum S, Limbo, Gianluca Becuzzi, T.A.C., Thelema, Gregorio Bardini, Kino Glaz, Simon Balestrazzi, Rosemary’s Baby. Molto interessante anche la sezione “Nuove Onde/Onde sconosciute/Bonaccia/Tempesta” in cui emerge dall’oblio un gruppo di culto della new wave italiana come i messinesi Victrola assieme a Cudù, Minox, Faust’O, Eazycon, Militia e Central Unit. In “Tutti i colori dell’oscurità” ecco i maledetti, oscuramente sinfonici e inquietanti Devil Doll assieme a una figura storica come Paul Chain e ai Kirlian Camera. In “Nipotini di Luigi Russolo” troviamo il progressivo Fabio Zuffanti, di cui si prende in esame il suo lato sperimentale assieme allo storico Maurizio Bianchi, Officine Schwartz e Satanismo Calibro 9. In “Nova Musicha Akusmatika” invece si parla di coloro che si sono confrontati con la dimensione elettroacustica del suono come Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, Insiememuscadiversa, Raul Lovisoni e Francesco Messina e Stefano Musso con il suo storico progetto ambient Alio Die. Dopo “Misticismi sonori” il volume si chiude con alcune appendici: vengono presentare alcune storiche e coraggiosie etichette discografiche fra cui la Hic Sunt Leones (sempre di Stefano Musso), l’Amiata, la Materiali Sonori, la Black Widow, la Silentes e la storica milanese ADN, un vero e proprio punto di riferimento per i cultori di altri suoni, retta per molto tempo dal compianto Marco Veronesi da cui si riforniva anche il sottoscritto. In “Musicista sperimentale? Anche io lo fui…” l’autore ci parla della sua esperienza con i Nihil Project. Solchi Sperimentali Italia è un’opera preziosa e completa che colma un vuoto e indaga una materia multiforme e cangiante parlando di musicisti accomunati dal coraggio e dall’assenza di compromessi. Non c’era la pretesa di completezza ma la mole dei nomi trattati e qui riuniti per la prima volta è impressionante e c’è quasi veramente tutto (qualcosina inevitabilmente è sfuggito). Per quanto mi riguarda si tratta di una delle uscite più interessanti in ambito musicale degli ultimi tempi ed è sicuramente il mio libro dell’anno.

Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia” – Crac Edizioni – 487 pagine – 2015 – Euro 28

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