Lycia: A Line That Connects

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I Lycia – Mike VanPortfleet e Tara Vanflower – sembrano aver pienamente ritrovato la sostanza della loro ispirazione e anche il loro ultimo lavoro, A Line That Connects, non delude. Dopo circa due anni da Quiet Moments che aveva segnato il loro ritorno come duo, ai Lycia si unisce nuovamente David Galas, un nome non certo sconosciuto; in A Line That Connects si trovano quattordici tracce delle quali nessuna inutile o fuori posto: è infatti uno di quegli album che va ascoltato per intero, assaporandolo un minuto dopo l’altro, dettaglio dopo dettaglio, lasciandosi inondare dalla poesia che le sue atmosfere sanno creare… e stiamo parlando di oltre un’ora di musica! Così la qualità cupa e drammatica dell’opener, “The Fall Back”, sembra fatta apposta per suscitare emozione profonda: la parte vocale è affidata interamente a Mike VanPortfleet  con qualche intervento della Vanflower e la chitarra è una presenza incisiva, le cui tonalità variegate talvolta divengono lugubri. Subito dopo, in “Monday is Here”, la chitarra si fa sinuosamente melodica ed il basso scandisce un andamento solennemente doloroso mentre il pathos fa quasi male; “Silver Leaf” apre immagini eteree definite da struggenti note di chitarra acustica e il mood onirico/visionario prosegue in “A Trade Out” in cui lo scenario si fa armonia piena di suoni. Poi, dopo le sonorità ‘elfiche’ e misteriose di “Blue” con la sua chitarra sorprendente, il clima si trasforma in “An Awakening”, lievitando in tensione a scapito delle malinconiche nostalgie e strizzando l’occhio al gothic rock; la tendenza si conferma nella seguente “The Rain”, con il suo inizio alla ‘Sisters of Mercy’, e si noti con quale classe i Lycia si addentrino nel territorio per loro insolito! Anche “Bright Like Stars” prosegue sulla stessa linea, accentuando l’aspetto  oscuro e sinistro che, tuttavia, abbinato agli inserti con il canto femminile, crea un contrasto inquietante ma bellissimo e poi, dopo il paesaggio etereo – ma non più tanto ‘morbido’ – di “The Light Room”, ancora sonorità – e voci – enigmatiche e seducenti  in “Illuminate” mentre “A Ghost Ascends” spalanca letteralmente un nero abisso ma…quanto attraente! Infine, “Hiraeth” torna alle visioni impalpabili e seducenti e ai suoni ipnotici e sognanti dei primi brani e buona prova dà qui anche Sera Timms, vocalist della band californiana Ides of Gemini; dopo la chitarra romantica e l’arrangiamento ‘folkeggiante’ di “Autumn Moon”, l’album si conclude con “The Only Way Through Is Out”, gioiellino dark che ‘ferisce’ a fondo, a colpi di chitarra e synth: i Lycia sono tornati a livelli superiori. Un’anticipazione? Ho idea che saranno presenti in qualche classifica di fine anno…

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