Nocturnal Degrade: The Dying Beauty

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Terzo album, per il solo project di Manuel Coldwaver Mazzenga, attivo nella scena romana anche con i Der Noir e gli Scent of Silence. Si tratta di sei pezzi che mescolano le sfumature più oscure della new wave con una voce stile Heavy Metal e suoni violenti a cavallo tra punk e metallo.

“Consequence” si apre con una chitarra tormentata e ripetiva, che acquista velocità con una batteria pesante e velocissima, insieme alla voce carica di rabbia ed oscurità, come un grido nero, un vortice che fa pensare ad uno scatto di rabbia smarrita, violenta ed impotente allo stesso momento. “In December” ha una chitarra hardcore ed una batteria percossa ancora al limite del cardiopalma: tutto è accelerato, vorticoso, finché non rimane solo la chitarra che rallenta improvvisamente, con una melodia pregna di malinconia. Chiudendo gli occhi visualizzo una persona che si guarda intorno smarrita dopo una tempesta, con il cuore che accelera quando gli occhi si posano sulle macerie rimaste. Alla fine i due suoni si intersecano; la tempesta che fa ritorno, o il suo ricordo che ossessiona. “My soul and the macrocosm” è una sequenza di assoli su un tappeto elettronico cupo alla Lycia, quasi a rappresentare i frammenti che si accavallano nello spazio immenso ed eterno che ci circonda; Alla fine la chitarra tace ed il tappeto sonoro prosegue, come in una metafora sonora del destino umano. “Iceberg of memories” si apre con un muro sonoro veloce ed ossessivo, con la voce che grida a sprazzi alternandosi a degli assoli angosciati nella prima metà del brano poi, come in “In December” di cui questo brano sembra un po’ una reprise, il ritmo rallenta, tutto si placa, e verso la fine ogni accordo della chitarra sembra il suono di una lacrima che cade. La title track “The dying beauty” ha un inizio rock con delle belle chitarre arpeggiate: la voce rabbiosa sembra un prologo della seconda parte in cui il vortici sonori hanno ancora il sopravvento, come la morte sulla vita, sulla bellezza. I suoni sincopati paiono una rappresentazione dell’inutile tentativo di lottare contro un destino già scritto. In “Celeste (Pale blue ocean)” si sentono le tastiere emozionali e rarefatte di Gianni Pedretti, che donano un senso di quiete, forse artificiale, provocata da qualche sostanza, o forse quella dei mari che bagnano le coste dell’aldilà.

Per concludere voglio dire che il metal non è il mio genere preferito, ma questo disco mi ha colpita e si è fatto amare: Manuel riesce a rappresentare delle emozioni, a far rivivere a chi sa lasciarsi trasportare dai suoni degli stati d’animo, e in questo lavoro ogni sonorità, ogni tono ha un ruolo, un senso, come in un quadro che tenta di rappresentare il ritratto di un’anima.

Per informazioni: http://selfmutilationservices.com
Web: https://www.facebook.com/Nocturnal-Degrade-19287364956
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