NREC: Signals

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Progetto intrigante e molto ambizioso, NREC pubblica “Signals” il nuovo album composto da dieci episodi in bilico tra elettronica raffinata ed electro wave. Il musicista marchigiano Enrico Tiberi si avvale per l’occasione di numerose collaborazioni. Prima fra tutte quella di Daniele Strappato (Design) alla voce in molte tracce del disco oltre che nella scrittura dei testi e di Fabrizio Testa (Tarzan Records, Musica Cruda, Il Lungo Addio) nelle vesti di coproduttore.Il concept dell’album ruota attorno alla “comunicazione” intesa come “sfida” dell’interpretazione del segnale da parte dell’uomo/animale attraverso i propri loop cognitivi comportamentali, a cospetto dell’universo. La dichiarata “missione” del progetto NREC si avvale anche della parte visiva, grazie al contributo dell’artista marchigiano Marco Amato, che ha predisposto tavole in acrilico per accompagnare l’ascoltatore nella fruizione di “Signals”. L’elettronica dell’opener “Dust”, impreziosita dagli arpeggi di chitarra acustica che si inseriscono nella trama synth, creando un effetto eterogeneo ma estremamente funzionale all’economia del brano, mette subito in chiaro un concetto: la volontà di NREC è quella di rielaborare il suono, in chiave del tutto personale, non sfornare l’ennesimo revival.Il gioco di voci della successiva Eyedressed, con la partecipazione di Nigliazzo, riporta alla mente certa elettronica dei 90’s, soprattutto nell’uso del synth nella parte finale, e apre la strada a quello che si può considerare il pezzo migliore del lotto: “Videodrome”. Quale pellicola se non quella di Carpenter, deve essere citata per veicolare il messaggio del disco? Spezzoni del film -doppiato Italiano- vengono posti non solo in apertura ma anche nel corpo della traccia caratterizzata da un elettronica anni 80, molto videogame style, resa ulteriormente accattivante da un cantato maschile ruvido/robotico e dalla presenza di chitarre. Nella successiva “Still”, che vede la partecipazione di Anacleto Vitolo, a regnare sovrana è ancora la commistione tra suoni acustici e trame elettroniche, con l’intento di risvegliare l’emotività dell’ascoltatore. Intento pienamente raggiunto in “Dig Deeper” grazie all’apporto vocale di Nigliazzo e alla presenza del pianoforte. Da segnalare anche le liriche “Fino In Fondo” e la conclusiva ed omonima “Signals” nella quale l’elettronica tocca l’apice più cupo di tutto il disco, rilasciando però nell’ascoltatore un sentimento straniante di “calore” umano.In definitiva NREC si presenta come un progetto estremamente interessante, che pone il contenuto al centro della propria “missione” artistica. Non escludo che in futuro ci possa riservare piacevoli ed inaspettate sorprese.

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