Anna von Hausswolff: The Miraculous

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Anna von Hausswolff, cantautrice svedese che, nel corso del tempo, si è creata una certa reputazione in ambito goth/dark/neoclassical, è giunta al terzo album. La caratteristica della sua musica è quella di aver recuperato una dimensione di sacralità oscura soprattutto mediante l’uso dell’organo tradizionale e di aver saputo così creare atmosfere cupe ed inquietanti di fattura assai originale. The Miraculous, uscito di recente, si ispira alla musica popolare svedese ed infatti le sue sonorità hanno tinte totalmente nordiche. Come si è letto in web, l’artista ha visitato da bambina la regione montuosa nel nord della Svezia e lì è venuta in contatto con saghe del folklore del posto. The Miraculous sarebbe uno dei siti che ha visto in quegli anni e dove ancora si reca per meditare. L’album contiene nove tracce che paiono collegate da un unico, suggestivo filo lirico. Apre “Discovery” con note sinistre che sembrano ‘lievitare’ un minuto dopo l’altro fino a riempire lo spazio, formando uno scenario tetro e solenne come una cattedrale gotica; solo alla fine i suoni si attenuano e interviene il canto denso di pathos, quasi febbrile. Poi, “The Hope Only Of Empty Men” procede visionaria, sospinta dall’organo e dalla voce che pare diversa, come ‘filtrata’ da una misteriosa macchina; dura pochi minuti soltanto e inizia la drammatica “Pomperipossa”, una ballata lenta e suggestiva,  che fa riferimento ad una fiaba tipica svedese: uno degli episodi più belli e poetici del disco. La successiva “Come Wander With Me / Deliverance” è l’acme dell’opera e forse l’esempio più calzante di quell’atmosfera sacrale di cui si diceva: con la partenza oscura, il brano cresce via via di intensità ed incalza con organo e chitarra ma principalmente con una parte vocale stupefacente, suscitando visioni qui cimiteriali, là diaboliche per oltre dieci minuti, sempre con una forza straordinaria. Tristissimi arpeggi introducono “En Ensam Vandrare” per una pausa strumentale intima e meditativa, poi l’organo di “An Oath”ci riporta di nuovamente in una cattedrale gotica che ‘sussulta’ tuttavia per una ritmica di impronta tribale e “Evocation” propone ancora un canto dal pathos cupo e affascinante. Infine la lunga title track, organo abbinato a voci remote e derive ambient, è forse l’unica a risultare un po’ faticosa nell’ascolto, per cui la chiusura di “Stranger” quasi appare poco impegnativa con la sua chitarra ‘folkeggiante’ anche se la melodia, per quanto romantica, suona desolata. The Miraculous è un’esperienza che gli amanti del dark più ‘depresso’ dovrebbero proprio concedersi.

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