Day Before Us: Prélude à l’âme d’élégie

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Quarto album per l’art project ambient-ethereal di Philippe Blache, che si avvale della collaborazione di diversi poeti, per rappresentare in un’armonia tra suoni e parole, in varie lingue, emozioni, ritratti e paesaggi interiori.
È un lavoro decisamente particolare, che sicuramente necessita di un ascolto attento e visionario: per apprezzarlo appieno bisognerebbe mettere le cuffie, spegnere la luce e lasciarsi trasportare nel viaggio interiore di cui Philippe, con una maestria straordinaria, riesce a rappresentare il paesaggio usando degli strumenti musicali anziché i pennelli grazie all’intensità della musica.
In “Lorsque la nuit lasse étreint l’inconnu” il suono della risacca del mare si fonde al piano di sottofondo, e quando il suo rumore aumenta di intensità il suono di fondo diventa più cupo, minaccioso, quasi a rappresentare sonoramente le insidie dell’ignoto evocato dal titolo.
In “Ecstasy of the stigmatist” dei vocalizzi corali si mescolano a solenni accordi di organo, chiaro rimando religioso, per far vivere a chi ascolta la sensazione di misticismo, di contatto con il divino e la pace interiore che ne deriva, descritto dalla voce narrante che appare alla fine accompagnata da un vortice sonoro trascendente .
“Voyna serdtsa” alterna in un tappeto sonoro straordinariamente emozionale per essere ambient, una voce che dapprima recita in una lingua slava, e poi canta in modo struggente una melodia piena di dolcezza, per un effetto sonoro che potrebbe essere paragonato ad una versione onirica, eterea dei Dead Can Dance.
“Alda börnom” si apre con un respiro amplificato ed un suono di sottofondo che cresce esitando. Non comprendo il titolo, ma l’immagine che evoca nella mia mente è di un momento di passaggio, come di una creatura che si muove in un liquido verso la vita, come l’attraversamento di un tunnel verso la vita; Il momento della nascita, o della morte.
“Talk room” è un pezzo dall’atmosfera rarefatta, interrotta da frammenti di discorsi, come se fosse la stanza del titolo che conserva la traccia dei volti e dei discorsi che si sono succeduti tra le sue mura.
“Rise of Elegeia” è un brano rarefatto e decadente, vicino alle sonorità dei Black Tape For a Blue Girl più intimisti.
In “Tempstarii” gli accordi d’organo interrompono un suono di fondo più cupo, come per descrivere una lotta interiore; verso la metà del pezzo l’organo viene interrotto da una chitarra distorta, dura come le raffiche di vento di una tempesta interiore, che lascia quindi il posto al trionfo dei suoni più oscuri; ai pensieri negativi.
“La somnanbule” ha un suono trasognato e rarefatto, leggero ed indeciso come i passi di una sonnambula che si incammina verso le voci che la chiamano nel sogno.

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