Simon Balestrazzi: Asymmetric Warfare

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Nuovo lavoro per il sempre più prolifico Simon Balestrazzi, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni per chi abitualmente frequenta l’articolato filone industrial e sperimentale italiano. Personaggio carismatico con alle spalle un background di ascolti ricchissimo che spaziano dall’avanguardia, al folk, al Krautrock e all’industrial, di lui si è giustamente parlato nel recente libro di Antonello Cresti Solchi Sperimentali Italia in cui gli è stata dedicata un’esauriente intervista. Dopo i leggendari T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata), Balestrazzi ha proseguito il suo percorso artistico con gli interessanti progetti Dream Weapon Ritual in coppia con Monica Serra (che proseguivano in un certo senso il discorso rituale dei T.A.C.) e Chandor Chasma, focalizzati quest’utimi su una una ricerca prettamente elettronica. Di recente ha pubblicato a suo nome l’ottimo Ultrasonic Bathing Apparatus di cui ne ho parlato qui su Ver Sacrum. Ora è la volta di questo Asymmetric Warfare che si pone come un altro capitolo imprescindibile della sua ricerca: si tratta di una sorta di concept dedicato al tema della “guerra asimmetrica”, un concetto che è purtroppo diventato ormai tristemente familiare e che continua ad essere di stretta attualità: l’album è stato infatti ispirato dal progressivo formarsi della minaccia dell’IS nel 2014. Le fonti sonore utilizzate provengono dalle parti audio tratte dai filmati che si potevano tranquillamente reperire sulla rete: a questo il musicista cagliaritano d’adozione ha aggiunto altri suoni usando la tecnica del field recordings utilizzando strumenti poco usuali come microfoni degli anni ’60, pickup piezoelettrici, auricolari usati come microfoni e vari oggetti sonori come dischi di metallo amplificati e suonati con l’archetto oltre a vari synth analogici. Il risultato, come si può ascoltare nelle 4 tracce di cui è composto il disco, è all’insegna di sonorità minimali e sottilmente inquietanti ed è caratterizzato da ambientazioni cupe in cui dominano le basse frequenze. Alla fine il linguaggio creato da Simon Balestrazzi riesce, pur essendo prossimo a molte esperienze di musica sperimentale e dark-ambient, ad  essere personale ed è forse questo il maggior merito che gli va ascritto. Caldamente consigliato ai seguaci della sperimentazione senza etichette.

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