Stardom: Make-up

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Quindici brani appartenenti al repertorio del gruppo di Riccardo Angiolani, eseguiti da colleghi/amici coi quali condividono la passione per la Musica, quella che piace a noi, e che hanno conosciuto in questi dieci anni di esibizioni, di tournée, di sacrifici e di gioie. Un risultato importante (quello del decennale) che non tutti riescono a cogliere e che testimonia la validità di una scena sotterranea italiana che sovente tendiamo a sottovalutare, colpevolmente provando un senso di incompiutezza, di inferiorità rispetto a coloro, troppo sovente celebrati al lordo di un talento solo arrogato, che provengono d’Oltralpe. E che RCD, Pavlicevic (bassista dalla tecnica peculiare e finissima), Corti e Florita siano uno degli esempi più interessanti ed intriganti fra i tanti che possiamo legittimamente vantare in Italia, lo dimostrano due dischi di eccellente fattura quali “Soviet della moda” e “Danze illiberali”, l’ossatura dei quali è costituita da brani robusti nella struttura ed acuti nei testi. Le versioni presentate in Make-up riflettono la personalità dei singoli interpreti, come è giusto che sia, sancendo il successo di una iniziativa che trova così il suo naturale compimento. Chi evidenzia sfumature, chi rallenta i ritmi, chi abbassa i toni, chi giuoca coi chiaroscuri, tutti, nessuno escluso, danno il loro contributo. Ed il risultato è omogeneo, la qualità non subisce alterazioni da brano a brano, tanto che citare questo o quell’altro convenuto significherebbe fare un torto a coloro che verrebbero esclusi dall’elenco solo per ragioni di spazio. Chiude l’inedito “Seno”, ed il desiderio di ascoltare ancora altro di nuovo dagli Stardom cresce…

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