Zombiero Martìn: Fur Laboratory Skin Maker

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Esordio per i fanesi Zombiero Martìn che, presentati come seguaci dei Talking Heads, a me ricordano più il fare dissacratorio ed autoironico di bands come i Devo o i B-52’s. Il ritmo dei pezzi di quest’album è sempre energico e sostenuto, quasi un punk che sceglie il sarcasmo al posto della rabbia. Il rimando al periodo a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 è forte ed evidenziato anche dalle numerose contaminazioni stilistiche, in qualche modo caratteristiche di quel periodo che è stato una specie di brodo primordiale, dove tutte le sonorità preesistenti si mescolavano per dare vita a sperimentazioni ibride.
Tra i brani più riusciti citerei “Part-time heroes”, con un canto ed una ritmica molto waver, “Psycho bob”, con i rimandi al rockabilly e ai Jesus and Mary Chain che danno un tocco vintage ed ipnotico al pezzo, “Ludo” con una base ritmica post punk contaminata da tastiere psichedeliche, “Skins” e “King of serrungarina”, i pezzi con le sonorità più wave/post-punk a cui sono più abituati i lettori del nostro sito. “Redback” ha un suono glam rock, “Woohoo” è un classico rock con un’atmosfera nervosa, tormentata.
Un lavoro senz’altro ricco di riferimenti e spunti differenti, ma il confine tra un album con citazioni colte di molti stili ed uno che sembra non riuscire a prendere una strada, uno stile personale, è sottile, e questi ragazzi devono stare attenti a non valicarlo.

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