Dade City Days: VHS

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Indietro nel tempo… rumori e musiche di sottofondo di un vecchio film finito… una VHS usurata che hai visto mille volte e alla quale sei molto affezionato e della quale non ti libereresti mai…Questa è la sensazione che si prova ascoltando il debutto dei bolognesi Dade City Days, band formata da Andy Harsh -voce, chitarra e synth-, Gea Birkin -basso, voce-, Michele Testi -batteria, voce-. Formazione che ha una già considerevole esperienza live come apertura fra gli altri di “The Soft Moon” e “She Past Away” e che ha curato la colonna sonora dei contenuti speciali del film “La Linea Gialla”, sulla strage di Bologna.Un muro sonoro di riverberi shoegaze si snoda elegantemente ed irresistibilmente nell’arco delle dieci tracce che compongono “VHS”. L’opener “Jukay” contraddistinta da una melodia accattivante  colorata da delicati inserti elettronici e dalle linee di basso pulsanti è emblema del messaggio che i Dade City Days vogliono lanciare all’ascoltatore: lasciarsi trascinare verso il fondo delle proprie emozioni, farsi cullare dalla malinconia. Non importa quello che senti -i testi in Italiano, in certi momenti volutamente sono difficilmente comprensibili- ma “come” lo senti. Il cantato molto dolce di “Luna Park” e il basso alla Cure creano un’atmosfera estremamente malinconica, vero filo conduttore dell’opera. La malinconia, sentimento che una volta che si è impossessato del tuo essere, non ti abbandonerà mai, e che all’interno del disco cresce traccia dopo traccia, manifestandosi una volta nell’ossessività del ritornello dell’energica “Preghiere  & Decibel”, un’altra nelle chitarre zanzarose di “Fernweh”, per raggiungere il culmine nella canzone omonima “Dade City Days”. Brano che costituisce il manifesto dell’album, oltre che essere un chiaro tributo al capolavoro di Tim Burton “Edward Mani di Forbice”. Le immagini dipinte dalla musica e dal testo di questa canzone, difficilmente potranno essere scalfite dal tempo. I due singoli estratti, per i quali sono stati girati anche due video, “Polaroid” e “Slow Motion” sono molto accattivanti, chiaro segnale della potenzialità anche mainstream della band. Poco importa se le tracce più energiche “Lurex” e “Benzedrina” forse perdono in incisività rispetto al resto del disco, perché questa in fondo, è solamente una banale questione di gusti.

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