The Fall: Sub-Lingual Tablet

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Una delle caratteristiche dei The Fall di Mark E. Smith, come sappiamo, è la prolificità. Sub-Lingual Tablet dovrebbe essere il loro trentunesimo album in studio (ma ammetto di non conoscerne alcuni!) e tutti giù a dire che ormai non si distingue più un disco dall’altro… La verità è che lo stile dei The Fall è proprio un marchio di fabbrica che è impossibile confondere con quello di altre band. Questo nonostante la line up abbia subito infiniti cambiamenti e accanto all’irriducibile Mark E. Smith si siano alternati una grande quantità di musicisti: tanto, a dirigere i lavori, c’è sempre stato lui. Sub-Lingual Tablet è uscito già da alcuni mesi e, onestamente, nessuno finora ha gridato al miracolo; esso contiene undici tracce dominate dall’abituale rabbia, in cui la chitarra infuria e le tastiere hanno il complesso compito di ‘compattare’ la situazione, mentre la parte vocale ci ripropone Smith ‘inviperito’ come al solito. Si inizia con “Venice With the Girls” e le sue sonorità rock dalle sfumature decisamente ‘velenose’, oltre che i toni palesemente dissacranti, nonostante il canto di Smith non sia ancora graffiante come altrove; la seguente “Black Root” introduce ‘motivetti’ elettronici un po’ folli – anche vagamente sinistri! – abbinati ad ‘estrinsecazioni’ vocali che sinceramente fanno pensare ad uno stato di ebbrezza alcolica, ma si tratta di un intermezzo divertente presto finito, perchè poi “Dedication Not Medication”, basso ‘sporco’ e ritmica ‘sbilenca’ contro canto acre, per non dire ‘gracchiante’ rimanda a contesti più inquietanti. Dopo la totalmente dissonante e ‘anarchica’ “First One Today”, abbiamo l’insolita “Junger Cloth”, dalle palesi influenze ‘etniche’ e  “Stout Man”, che torna al noto, ‘sgangherato’ rock’n’roll. Del resto, il fatto che nessun brano somigli all’altro è proprio una delle caratteritiche dell’album. A questo punto, troviamo “Auto Chip 2014-2016”  la traccia che, a mio avviso, rappresenta un po’ il clou di Sub-Lingual Tablet, non solo perchè dura ben dieci minuti, ma anche e soprattutto in quanto contiene ed ‘armonizza’ le principali peculiarità dello stile dei The Fall, quasi fosse un manifesto. Voglio infine menzionare gli ultimi due pezzi, “Fibre Book Troll” e “Quit iPhone”, nei quali i nostri prendono posizione, con la grinta e l’ironia che sono sempre presenti, contro due simboli della ‘comunicazione’ dei nostri tempi, cioè Facebook e lo smartphone: il primo ha una componente elettronica più marcata, ma anche le graffianti note di chitarra contribuiscono a definirne lo spirito aggressivo e polemico; il secondo è una vera e propria invettiva e la parte vocale esprime tutta la rabbia ed il fastidio cui siamo ormai abituati. Passano gli anni, ma Mark E. Smith conserva il suo ‘caratterino’…

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