The Rope: Waters Rising

0
Condividi:

Quartetto americano in attività da qualche anno, i The Rope appaiono fortemente influenzati dalle sonorità post-punk ma anche piuttosto autonomi nel gestire tali influenze: la loro musica è essenziale, dominata da atmosfere dalle tinte notturne e soprattutto definita dalla voce decisamente notevole di Jesse Hagon, duttile e di grande ricchezza espressiva. Waters Rising è la seconda release del gruppo e segue The Rope del 2011: si tratta di un minialbum con sei tracce, alcune francamente ‘azzeccate’ e adatte a quella fascia di pubblico che, alla sperimentazione, preferisca la buona fattura. Apre “Where the Bones Lie”, pezzo veramente carino che quasi si vorrebbe avessero saputo scriverlo gli Editors al posto di quelli della loro fase di ‘oscurantismo’: tastiera, basso, ritmica, tutto va alla perfezione, la chitarra e la voce offrono momenti di grande suggestione. Ben riuscita anche “Touch of Ghosts” che abbina alla bella, ariosa tastiera il canto pervaso di pathos, assai accattivante anche per qualche ‘ruvidezza’ e una chitarra che ‘osa’ note più ‘taglienti’. “Annie” è uno degli episodi migliori, nel suo alternare passi oscuri e misteriosi ad altri resi ‘frizzanti’ dallo stile ‘pieno’ della tastiera o da qualche riff impetuoso di chitarra. “Suffer” va di gothic rock e la variazione risulta alquanto indovinata ed infine, le ultime due “Clockwork” e “Before the Knife”, ripropongono il gothic più ‘tradizionale’, la seconda con risultati davvero convincenti. Ecco perché i The Rope meritano decisamente una possibilità.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.