Alcesti: Nell’Esistente e Nell’Onirico

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Gruppo italiano formatosi da un paio di anni, gli Alcesti di Treviso – Stefano Cocco, Mattia Quaglia e Marco Ferrante – rappresentano uno di quegli indefinibili tentativi, frutto di eclettismo ed intelligenza, di superare le etichette ed i confini fra i generi per sviluppare idee personali con un minimo di originalità anche se, come molti altri di cui magari nemmeno sappiamo, probabilmente è destinato a restare di nicchia. Diversamente dalla massa, i nostri hanno scelto un orientamento post-rock forse un po’ cerebrale ma seducente, non necessariamente vicino al dark o agli stili di cui abitualmente parliamo qui, con testi in italiano densi e importanti, dal sapore intimista ma finalizzati a dare una lettura assai peculiare della realtà cui sono strettamente connessi. Questo Nell’Esistente e Nell’Onirico è il primo vero album di Alcesti e contiene dieci tracce concepite come fossero collegate da un filo interno, sia logico che musicale, che ne consente, a mio avviso, esclusivamente un ascolto attento e globale. Inizia “Il Dogma del Sonno Eterno” con arpeggi seducenti ed un basso non cupo ma certamente incisivo: le belle parole del testo catturano subito; ma gli altri brani non hanno sempre un approccio così melodico, anzi … La seguente “Navigherò il tuo Ventre”, complessa canzone d’amore – un tema che, come si è letto in web, rimane fra i preferiti dalla band – ‘solca’ i mari del rock alternative mescolando momenti acustici ad altri dominati da una chitarra vigorosa e “Che tu sia per me il Niente” segue il medesimo schema, distinta però sia da una melodia davvero suggestiva, sia da qualche assolo di chitarra in un risalto forse un po’ eccessivo. Ma “Baleno” è un piccolo capolavoro post-rock grande come il cielo nonostante non duri che un minuto e mezzo per introdurre subito la veemenza ‘alternative’ di “Foglie nere”, dove comunque si apprezza la ricchezza di qualche passaggio alla chitarra. “Nei tuoi Lobi c’era un Mondo” è uno degli episodi migliori sia sul piano delle liriche che per la potenza della parte vocale oltre che per l’efficacia della ritmica guidata da un’ottima batteria. Dei brani restanti, segnalo soprattutto “M.A.D.” e “Invertebrati”, ai quali ha collaborato il cantautore  Pietro Berselli: nel secondo, in particolare, che conclude l’album, si ritrova il respiro a pieni polmoni, la vastità dell’orizzonte e la luminosità aerea del migliore post-rock, a testimoniare che nella musica di Alcesti vi sono belle premesse che attendono di essere sviluppate.

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