Awake The Sun: The barren sleep

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Ci sono complessi che tracciano nuove rotte sulla carta, apparentemente priva di zone d’ombra, del progressive metal di matrice oscura. Traendo elementi da precedenti esperienze (En Soph, Owl of Minerva, Cube, Alkemic Generator), gli Awake the Sun esordiscono con un lavoro convincente, ove la complessità delle trame trova adeguata controparte in svolte melodiche repentine, che ingenerano nell’ascoltatore uno stato di rapito straniamento. La tecnica e la passione, elementi apparentemente inconciliabili, trovano nelle sette (più l’intro “Awake”) tracce che compongono lo scheletro sonoro di The barren sleep un terreno fertile ove depositare semi di sapienza musicale che presto muteranno la loro struttura fragile in architetture dal costrutto ardito, scevre però dal rigore che ha determinato l’impoverimento di esperienze analoghe, atte ad auto-citarsi all’infinito. I veneziani si dimostrano attenti interpreti di un suono che, araba fenice, risorge dalla proprie fumiganti ceneri ogni qualvolta che qualche sprovveduto pennivendolo ne sentenzia la fine. V’è in The barren sleep un senso profondo che lega ogni singolo episodio, fra atmosfere intriganti, ascese ardite, senso di smarrimento che si prova dinanzi all’ignoto, all’immenso. Gli En Soph sono il punto di partenza, certo, ma AtS vanno oltre, dando però un senso a quell’esperienza che ci ha tramandato una manciata di dischi distribuito in cinque lustri scarsi di attività, proponendo sonorità oscure e magmatiche, meglio definite di quanto espresso p.e. dagli svedesi Evergrey, fondendo la grandeur espressiva dei Threshold nella malinconia virile dei Katatonia e dei primi Anathema, rileggendo con attenzione e deferenza le note che i Novembre hanno trascritto ai margini dei loro capolavori (The barren sleep è stato masterizzato da Giuseppe Orlando). Un’opera eccellente ed intelligente, che lascia intravedere un futuro auspicabilmente ricco di soddisfazioni, sia per chi lo scriverà che per chi ne beneficierà.

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