DPERD: V

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Rientro sulle scene dei DPERD, a tre anni dall’ottimo “Kore”. Semplicemente titolata V, essendo questo il loro quinto ellepì, la nuova opera firmata Valeria Buono e Carlo Disimone si inserisce nel solco di una tradizione che data anteriormente all’esordio coll’attuale sigla, anno 2003, risalendo a quanto pubblicato coi Fear of the Storm, ai quali la benemerita My Kingdom Music tributa quest’anno una opportuna compilazione di prossima uscita, utile per ri-scoprire una realtà pulsante della trascorsa dark-wave italica. Ricondurre però questi dieci motivi a canoni conosciuti e rigidi indurrebbe però in esiziale errore, essendo i due Autori sensibili interpreti di un suono ormai personale ed aperto ad influenze diverse. “Believe in you song” è delicatissima ed ispirata, ed accompagnandovi nel corso dei suoi otto minuti scarsi (ma vorrei che mai terminasse!) vi indurrà a riabbracciare i vecchi vinili targati This Mortal Coil, progetto col quale i nostri condividono lo spirito di ricerca, pur attualizzandone i contenuti, il basso di “Cercando solitudine” rimanda alla lezione colta di Mick Karn di “Bestial cluster”, il canto di Valeria (e la sua cadenza calda ed aspra al contempo) è una tessera che si incastra perfettamente, qui ed altrove, nel complesso mosaico sonoro che Carlo ha studiato con cura. Le note provocate dallo stimolare le quattro corde si sciolgono e si confondono con quelle dell’organo, colori decisi, forti ma caldi, non ci respingono bensì ci avvolgono. Contrasti, come la dura “Frenetika” che, posta in apertura di V pare volerci mettere in guardia, ché questo disco non va ascoltato (o peggio giudicato) con superficialità, e che il fuoco del post-punk cova ancora sotto la cenere. Sofferenza interiore, ma anche gioia per la nuova alba, che seguirà ai tormenti notturni, quando solo le stelle, di lassù, paiono recarci conforto, colla loro presenza silente, mentre il caldo appiccicoso d’una estate umida (come quelle di Enna di dove provengono) pare volerci soffocare. Canzoni (ed il termine anglosassone “song” torna sovente tra i loro titoli, a rimarcare la dignità antica di queste composizioni) composte non per piacere a qualunque costo (quelle le lasciamo agli stanchi scribacchini dei talent-show o dei festivali esausti!) bensì per indurci a meditare, mentre scivolano via come l’acqua fresca d’un ruscello tra le rocce ammantate di musco, come la dinamica “The way down song” dalle mille rifrazioni, ed ove ogni singolo strumento pare giocare ad inseguirsi, a tracciare segni arcani sulla sabbia, che il vento poi cancellerà. Si compie così il superamento della new-wave e delle sue modalità d’esecuzione, confini troppo stretti per Carlo che si conferma arrangiatore finissimo ed assai attento; “Aspettare che il mondo passi” rallenta il ritmo, ci induce a sedere su d’una panchina ai margini della strada, ed ad osservare l’umanità fuggire braccata dal Tempo… Dream-pop dalla fattura pregiata, come “But I love you song” ed il suo pianoforte suonato con passione, la quale precede due titoli importanti come “Vorrei una vita semplice” ove Valeria lascia traboccare  tutta la sua personalità complessa d’Artista totale, e “Paura e fede” che per ricchezza di sfumature e di trama sonora rappresenta al meglio quello che i DPERD sono oggi, un insieme che è prima di tutto comunione d’anime sensibilissime. “They do know song”, chissà perché, mi ricorda i The Cure più umbratili nelle sonorità, ma la voce qui fa davvero la differenza, ed è un commiato che ci lascia soddisfatti di quanto abbiamo appena ascoltato. No, a loro non si apriranno sipari di palchi importanti, ché a questo non ambiscono ma, Signori miei lettori, oggidì ascoltare dieci brani su dieci di livello eccellente, è davvero una rarità. Ed una fortuna, grazie Valeria e Carlo…

Per informazioni: http://www.facebook.com/dperd
Web: http://www.mykingdommusic.net
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