Feeding Fingers: Attend

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Non avevamo ancora parlato, finora, dei Feeding Fingers, nonostante la band sia in circolazione da una decina d’anni. La verità è che la carriera del gruppo non è stata affatto lineare, tanto che, in effetti, l’unico suo membro stabile è sempre stato l’americano Justin Curfman, artista multimediale ormai conquistato dall’Europa ove si è da tempo trasferito. Attend è il nuovissimo lavoro del progetto, un album di ben venticinque pezzi – esce infatti come doppio CD o triplo vinile – e rappresenta un po’ la ‘summa’ dello stile musicale dei Feeding Fingers, oltre che un impegno andato avanti circa due anni: la formula coincide con il post-punk revival in piena regola, con riferimenti che spaziano nell’intera tradizione del periodo, sia sul fronte gothic che su quello new wave. Nonostante la durata del disco si aggiri intorno alle due ore e non vi siano caratteristiche di grande originalità, l’ascolto di Attend risulta generalmente gradevole ed il tempo che vi si dedica non è certo perduto: la produzione è raffinata, la voce non priva di charme e la varietà dell’ispirazione crea molteplici diversivi. Apre l’album “Your Candied Laughter Crawls”, uscito anche come singolo, con sorprendenti note esotiche – è lo stesso Curfman a suonare la kalimba! – che introducono il bel pezzo melodico condotto brillantemente da piano e chitarra. La successiva “Ashes Displayed In Zoos” inaugura la serie delle atmosfere cupe intrise di sonorità ‘orientaleggianti’ che accompagnano il canto, al quale conferiscono tonalità arcane. Intenso profumo di post-punk pervade poi “Perfumed Truth” in cui, qua e là, non manca, comunque, il suono di insoliti strumenti e, se “Virus Tape” resta fedele ai più oscuri paesaggi, in “Barbed Wire Threads The Sun” si riscontra una concessione ad un nero stile ‘bluesy’. I brani seguenti alternano reminiscenze post-punk/wave di valore (“A Sleeping Centipede Presence”, “Polaroid Papercuts”) a passi più sperimentali e ricchi di contaminazioni, ma emergono anche episodi indiscutibilmente ottimi, come “Attend”, lunga oltre sette minuti e letteralmente traboccante di visioni angosciose: strutturata in segmenti apparentemente slegati – c’è perfino, dopo la metà, un breve testo in italiano recitato in modo davvero spettrale! – con sonorità a volte enigmatiche abbinate in apparente disarmonia, solleva il velo sull’intimità di un mondo misterioso e tormentato. Ci sono intermezzi rapidi e fuggevoli ma vagamente raccapriccianti, come “Flusso” o ‘memorie’ più vicine ai ’70 che agli ’80, dove il canto si dimostra singolarmente duttile (“Through Marrow Always”) e ancora palesi omaggi agli anni ’80 resi originali e più intensi da inserti di stile differente, come le note ‘spagnoleggianti’ di chitarra in “At Play with Wasps”, un altro episodio ben rilevante. Certo, su un numero così grande di tracce si possono trovare anche momenti ‘superflui’, come la (eccessivamente) melodica “In Liquid Summer Schools”, talmente delicata da far pensare ad un intento ironico, o la simil-copia dei Cure “I Am Erasing Doors”. Verso la fine, tuttavia, saltano fuori ancora un paio di ‘capitoli’ interessanti, come la splendida “The Firstborn Stands Sedated”, impreziosita dall’arrangiamento ‘classicheggiante’ – piano e violino bellissimi! –  o la deliziosa “On Glass”, suonata interamente su vetro, che conclude l’album. Attend rappresenta quindi un lavoro pregevole e si comprende quanta importanza esso rivesta per il suo autore; l’unica pecca è forse proprio la lunghezza, che rende difficile mantenere desta l’attenzione necessaria ad apprezzarne ‘in toto’ le caratteristiche.

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