Nio: Nio

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Davide Tiso e Jef Pauly, questo è Nio. Cinque brani, calati nelle abissali profondità melvilliane eppoi sospinti verso la luce accecante d’un sole feroce da una forza immaginifica, evocativa, incommensurabile. Facendo ricorso solo a chitarra e batteria, essi (s)materializzano sul pentagramma la colata lavica che sbatte contro un muro eretto da entità aliene, che cerca di sfondarlo, invano, e che infine trova in esso la sponda per rimbalzare, tornare indietro, travolgere e fondere ancora. Nuova concezione del metallo post tutto, Nio è creatura calata sulla Terra per plasmare la materia in forme rinnovate, per abbattere Templi e far fuggire i filistei. Nio è violenza, anche se rifugge le sue propaggini più incontrollate, prediligendo l’ordine dettato da una ragione superiore. Nessun ammiccamento alle tendenze in voga, la formula del duo è esausta, ma non per questi esploratori di lande per noi ignote, ma che loro dimostrano di conoscere assai bene, come dimostra questa manciata di tracce, alla fine troppo poche, anche se portarle a termine non è agevole, dato il coinvolgimento totale che pretendono dall’ascoltatore. E chissà che il futuro di Nio ci riservi prove ben più impegnative, da Tiso/Pauly, considerati i rispettivi c.v., c’è da aspettarselo.

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