Tempers: Services

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Jasmine Golestaneh e Eddie Copper, ovvero i Tempers di New York, sono in attività dal 2012, ma, dopo una serie di singoli, soltanto alla fine dello scorso anno hanno potuto pubblicare il loro primo album Services. La loro è musica di ampia matrice elettronica certo non nuovissima ma prodotta con abilità, impreziosita da una piacevole parte vocale di impronta ethereal a cura di Jasmine, e con qualche idea molto azzeccata che ne fa un ascolto interessante e piacevole. La prima traccia, “Strange Harvest” è già deliziosa: il tessuto ‘sintetico’ appare vario e seducente e anche la chitarra conquista con cupi bagliori, mentre la voce di Jasmine mostra di avere possibilità notevoli; di questo brano si può apprezzare, in chiusura, una grande versione acustica, aperta da tristissimi arpeggi e pervasa di un sentimento di oscura solitudine. “Undoing” inaugura una ritmica più vivace ed un’atmosfera più densa e meno fredda ed il canto si adegua ad un maggiore dinamismo; poi la graziosa “Eys Wide Wider” che va principalmente di chitarra mentre la vocalist opta per tonalità più uniformi. Successivamente, dopo la più anonima “Bright over Me”, la suggestiva “Summer Has Gone” introduce nuovamente uno scenario acustico abbinato al canto molto accattivante, anche se il clima rimane profondamente malinconico. Del resto un cupo romanticismo sembra dominare anche le tracce seguenti: “Hell Hotline” è sorretta tuttavia da un ritmo sostenuto che la rende adatta al dancefloor, mentre “What Isn’t There” ha una melodia tra le più riuscite che Jasmine sa condurre  con grazia e disinvoltura e “Trains” lascia infine il maggior rilievo alla chitarra, animatasi di improvvisa ‘cattiveria’ e alla tastiera con le sue spesse e suggestive trame. Services, in effetti, è un disco non banale e di una complessità tutta sua che avrà bisogno di diversi ascolti per poter essere compresa.

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