The Harrow: Silhouettes

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Preceduto dall’EP “Love like shadows” (traccia che di fatto apre anche il presente disco, essendo preceduta dall’intro strumentale “We run”), Silhouettes segna l’esordio sulla lunga distanza del valido quartetto novaiorchese capitanato dall’ex-Bell Hollow Greg Fasolino (citatao anche dall’amico Alex Daniele nella sua corposa biografia dedicata a The Mission). La wave scarnificata dei The Harrow esalta atmosfere crepuscolari ed intimiste, giocando la voce di Vanessa Irena sui sentimenti e sulle emozioni, interpretando testi ermetici ma sicuramente efficaci. Le chitarre di Greg disegnano traiettorie oblique, tagliando di sbieco il tessuto pregiato la stoffa del quale è impreziosita dai ricami delle tastiere di Barrett Hiatt, mentre il basso tonante di Frank Deserto  (ex Dream Affair) contribuisce ad ancorare le sonorità di Silhouettes ai dettati riconosciuti dalla scuola del genere, nel solco di una tradizione ultra-trentennale che però non mostra i segni del tempo, apparendo tutt’oggi attualissima. Ciò che il complesso di Brooklin crea non soggiace però alle pulsioni ormonali dei wavers dell’ultima ora, preferendo un approccio assai elegante e mostrando segno di grande misura (“Feral haze” coi suoi giochi di synth, il pesante velo della notte squarciato da lontani lampi di luce aliena) nello schematizzare le regole del post-punk più severo prendendo a riferimento le armonie tipiche del dream-pop, giungendo ad un risultato finale seducente nel suo insistere su situazioni adatte anche ai club più aperti alle sonorità più raffinate ed estranee alla fruizione di massa. E’ in episodi come la breve e glaciale “Pale embers” o nella rarefatta “When the pendulum swings” (quasi un omaggio alla composta angoscia di The Sound e Sad Lovers and Giants) che Fasolino e co. dimostrano che le affinità con quanto rilasciato troppi anni or sono da insiemi considerati a torto minori non si riducono a mere dichiarazioni di facciata. Alcuni frangenti rimandano pure a Human League ed A Flock of Seagulls, che poi Deserto abbia suonato live con The Chameleons costituisce una valida certificazione del loro operato. Che giunti a questo punto meriterebbe un riconoscimento che vada ben oltre quello della critica musicale e del pubblico dei club della loro metropoli.

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